sabato, 17 ottobre 2009

Lele Mora o Lele Mosina ?

La settimana scorsa era inquieto, mi capita sempre quando riapre la stagione della caccia,,come se avvertissi nell’ aria polvere da sparo…cazzate.(gratuita???...sucatemelo!)

Insomma, la settimana scorsa una strana ronda di paranoie cercava di rimpatriare quest’estate che s’aggirava clandestinamente sia in  quest’inizio d’ottobre che nei miei pensieri…..

Il retaggio scolastico m’induce a tirare le somme dell’ annata intorno alla fine di Giugno e m’impone un rilancio d’intenti nelle settimane di metà Settembre ,come se ancora conducessi una vita da studente dell obbligo….e questa signori e signore è la mia personale rielaborazione al detto di De Filippo “gli esami non finiscono mai”.

Insomma.

La famosa settimana scorsa ,ero “a rota” di situazioni paradossali,quindi ho dovuto ricorrere ad un vecchio stratagemma per vivere ancora il brivido del ridicolo.

Avendo una faccia piuttosto rassicurante  e un tipo di vestiario piuttosto anonimo capita,quando sono in grossi centri commerciali di essere scambiato per un commesso o comunque per uno del settore .Le prime volte  che avveniva questo misunderstanding ero impacciato impreparato e stupidamente irritato, senza riuscire a cogliere l’enorme potenziale che questo tipo di scenette può generare.

Col passare del tempo ,come in ogni disciplina la pratica mi ha portato alla perfezione e ho iniziato a togliermi delle discrete soddisfazioni:

 

IPERCLIENTE dell IPERCOOP: Salve cercavo,ora mi sfugge il nome,quello shampoo,quello che si vede in televisione,quello che non fa perdere i capelli,su su.. ha capito quale?

 

IO  o presunto IPERCOMMESSO: Troverà un mastice straordinario nel reparto fai da te, nel senso che è meglio se fai da te invece di chiederlo a me.

 

Va detto che il tutto si fa molto più interessante , più il grande magazzino è specializzato in qualche ramo di cui ignoro ogni singolo dettaglio.

 

Cliente dell OBI: Salve mi può segare questo legno mantenendo la traccia di 12 cm per lato?Mi consiglia per una libreria un legno di faggio o una quercia?

 

IO o OBI ONE PER HOBBY:  Per il taglio non c’è problema,facciamo anche la barba al palo visto che ci siamo?per quanto riguarda la libreria le  consiglio il faggio, sa la quercia è poco affidabile e incline a piegarsi anche dal punto di vista politico, mentre il faggio anche in caso di muffa le può sempre regalare una bella fungaia

 

All Ikea di Casalecchio ho ricevuto pure una mancia dopo aver insegnato ad una coppia di novelli sposi come si chiude un divano letto,mi guardavano con una tale ammirazione che ho intonato pure l’inno svedese per dare un aria ancor più solenne al momento.

Fingere di essere ciò che non si è in genere richiede una grande preparazione,io personalmente non ho mai adottato il  Metodo Stanislavskij nemmeno quando  ho scoperto che non aveva mai giocato nel Milan, preferisco di gran lunga buttarmi nel personaggio come Inzaghi in area di rigore….almeno lui nel Milan ci ha giocato.

 

 

TURISTA ACQUARIO DI GENOVA: Salve, sa io e mia moglie quest’estate al mare ci chiedevamo,ma le meduse frequentano più i mari puliti o quelli sporchi?

 

Solo per questo varrebbe vivere, poco prima non ero che un piccolo uomo di fronte all enorme varietà di gag comiche sviluppata da una ciurma  di pinguini in una piccola vasca 7x12,un secondo dopo un ignaro turista mi aveva scambiato per il suo personalissimo Jacques Costeau e si avvaleva della mia consulenza ignorando quanto io ignorassi il tutto .

 

IO o PRESUNTO BIOLOGO MARINO:Mi scusi piccola testolina di cazzo tu quale frequenteresti di più ehhh furbizia??,se ne vada prima che la butti nella vasca del terribile vitelle tonnè.

 

 

In calce segue il mio risveglio di stamani interpretato da due grandi attori

http://www.youtube.com/watch?v=WRSTfC7zC6s&feature=related

 


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vs
sabato, 26 settembre 2009

Spettinato al punto giusto

Mi capita raramente di avere ragione,inoltre le poche volte in cui accade,sono solo , in mutande e di fronte al televisore. Velocemente mi vesto e corro verso il primo bar,lì, con il mio solito savoir faire, cerco di rientrare immediatamente in argomento.

 

IO: Salve mi dà quella pizzetta sfoglia, sì sì quella lì ,quella che sembra il juke box che Fonzie accendeva con il pugno,sì sì proprio quel Fonzie che viveva sopra il garage dei Cunningham e non nella mansarda come sostiene CERTA GENTE .

 

BARISTA a PROGETTO: Che faccio …la scaldo un attimo???

 

Fuori dal bar mi ustiono con la pizzetta che all’ interno mantiene  la temperatura di una supernova e la butto  quando mi accorgo che è pure senza prosciutto come tutte le supernove che si rispettino.

Inforco la bici alla bersagliera e entro nell’ enigmatico mondo dei cambio shimano. Non ho mai capito come funziona il cambio delle bici e ricorro, come spesso faccio in queste situazioni, all’ empirismo più estremo: pigiando il pigiabile.

Dopo pigiando il pigiabile mi verrebbe solo da dire (pigiama) ma mi limito alla parentesi,altrimenti potreste rispondere alla mia licenza d’autore con una licenza d’uccidere. Nel frattempo le mie gambe raggiungono la casa di un noto dj Reggae della zona ove si tiene un simposio a tema vacanziero dal titolo:PARTENZE INTELLIGENTI E ALTRI MITI SULLA SALERNO REGGIO CALABRIA.

Capita con una discreta frequenza che in compagnia del noto dj reggae della zona un semplice racconto si trasformi nella sceneggiatura del peggio film porno, e che in una discussione di pochi minuti vengano cancellati 40 anni di lotte femministe.

 

IO:Oi ti ho preso dalla cassetta della posta il catalogo dell ikea, c’è tutto un inserto sui divano letto ,è tra i cinque libri più letti del mese  secondo repubblica.

 

NOTO DJ REGGAE DELLA ZONA: Ahhhh, na volta c’ho fatto na scopata in una di quei divano letto li che la tipa alla fine me voleva pure pagà. Oh a forza d’insistere alla fine me toccato fagli pulì camera e da’ nà lavata ai piatti sennò si sentiva in colpa.

 

Esco dalla casa del noto dj reggae della zona avendo una consapevolezza maggiore di ciò che realmente si cela dietro le intercettazioni tra Berlusconi e la Daddario…la famosissima ruota d’escort del premier.

Finalmente a casa cerco di aprire il garage senza scendere dalla bici(una mia personalissima disciplina delle mie personalissime paraolimpiadi).Il Bambinozzo del garage accanto  riesce nella mia stessa disciplina impennando pure  la bici, non pago, dall alto della sua impennatura, mi si rivolge molto sicuro di sè:

 

BAMBINO IMPENNATO:Lo sai..oh lo sai oh che che al mi babbo gli mancano cento euro per comprarsi la ferrari…

 

 Rispondo indispettito all infante mentre infilo le chiavi del garage tra il manubrio e la ruota…di dietro.

IO:Visti i venti di crisi economica che tirano dal continente nordamericano,ho paura che l’analisi macroeconomica della tua famiglia sia errata,inoltre non credere che il possesso di uno status symbol cambi qualcosa nel rapporto a basso profilo che c’è tra te e me.

 

In quel mentre il vialetto viene inondato da una luce rossa accecante, appena riprendo l’uso degli occhi vedo il  padre dell bambino alla guida di una Ferrari fiammante.

Scende dalla macchina e prende subito in braccio il figlio,sento che si vanta con lui di aver vinto cento euro al gratta e vinci e di aver cosi potuto cosi realizzare il sogno di una vita.

Il bambino avvinghiato al padre mi lancia uno sguardo diciamo…molto maturo per la sua età e mi fà:

BAMBINO IMPENNATISSIMO:Hai visto? Hai visto?  Hai visto? E stavolta non ero solo e  in mutande di fronte a Dragonball….

 

Questo racconto è dedicato al Wittgestein delle 5e32 di Venerdi ,quello non lo dimentico .giuro.

 

 


postato da: galloz alle ore 21:36 | link | commenti (1)
vs
venerdì, 17 aprile 2009

Come saltare la cena delle elementari e salvare la faccia su faccia book

Versione.1Indovina chi non viene a cena?”

Leggo con desolazione e rammarico che la solitudine è condannata ormai in ogni angolo della  nostra esistenza, e in più noto che la carta igenica è finita.

Esco dal bagno agitato e sconvolto per entrambe le notizie, e quando sono già pieno d’emozioni squilla il cellulare:

 

Presunta ex compagna di classe:Matteo?,Sto parlando con Matteo?

Matteo,o presunto tale:No guardi ho già disdetto l’abbonamento a “Casa Viva”, ho trovato molto offensivo l’allegato.”Open Space in Abruzzo ”,quindi la prego di non disturbarmi più.

Presunta ex compagna di classe:No Matteo, sono Erika, Erika Von Chiurli, eravamo insieme alle elementari. Se ricordi ti ho contattato su face book tramite il gruppo “Diventa fan di due dita in gola dopo ogni pasto” , ti avevo accennato ad una probabile cena di classe ,ti ricordi?? Abbiamo fissato per martedi prossimo, non puoi mancare…

 

In quel momento realizzo il tutto con il rotolo in mano, maledico l’uso distorto che la gente fa dei mezzi di comunicazione e scrivo una poesia sull’accaduto in endecasillabi sciolti sul rotolo di carta igienica.

 

Matteo,l’ex compagno di classe:Si si, mi ricordo,guarda…ti dico….mi becchi proprio in un momentaccio, un po’ il jet lag, mettici questa crisi ,il gap generazionale,non so se riesco a liberarmi per martedi….

Erika,l ex compagna di classe:Dai non ci dare la sola, non puoi mancare,sono tutti entusiasti, pensa te,c’è chi addirittura voleva invitare la maestra Sonia, ma purtroppo non è più fra noi.

 

Mentre mi crogiolo in maniera matura sul decesso della maestra,si creano in me e grazie al piano casa anche in un  20%  in più di me degli interrogativi a cui presto dovrò dare una risposta

 

1)Perchè c’è gente al mondo che non si rassegna all’idea di passato, prossimo o remoto, qualunque esso sia, facendo pure finta che gli anni trascorsi abbiano dato una bella cornice ad un quadro che già all’epoca tendeva a scolorirsi?Stiamo parlando di cena delle elementari cazzo, quasi 20anni fa . Ho costruito delle certezze in questi anni e non mi va di farmele distruggere dal compagno di banco Samuele che mi ha insegnato a ruttare e che  adesso si fa chiamare Mary e sta adottando un figlio con l’attuale compagno…

 

2) Preparasi delle risposte di un certo tono alla domanda:”eee e adesso che fai?”

Ho pensato:

-Mi infilo ovuli di coca su per il culo e faccio da tramite tra le F.a.r.c colombiane e la ‘ndrangheta calabrese,aggiungendo:”sai che mi è sempre piaciuto viaggiare”

-Vivo di rendita dopo aver inventato la suoneria di “Virgola”.

_Ho fatto parte del cast dell isola dei famosi,aggiungendo..”ti ricordi quella palma accanto a Carmen Russo?..quello ero io

 

3) Quando la gente, e parlo di ex compagni classe, università ex commilitoni, imparerà che uno tira fuori l’idea di fare una rimpatriata,solo per nascondere l’imbarazzo di non esser riuscito a cambiare strada prima di incrociare la tua faccia. E’ una vita che dico “m’inscrivo in palestra” appena parlo con qualcuno mediamente in forma, ma con ciò non voglio dire che andrò mai realmente in nessuna palestra a meno che non creino anche  una zona riservata ai fumatori.

 

ERIKA,L’EX COMPAGNA DI cLASSE: Sono contenta che ci sarai,il vecchio entusiasmo della 5b  ti ha già contagiato,a martedì….

 

 

Vers 2Indovina chi sviene a  Cena?”

Come l’alcool creò un empatia tale coi miei ex compagni di classe che rinnovai la mia amicizia con loro su facebook

 

Leggo con entusiasmo e un trasporto “eccezionale” che  la solitudine è stata finalmente debellata dall’animo umano. Mi accorgo poco dopo di aver esaurito la carta igenica; “poco male”penso, mi pulirò con il salice che piange sulla mia finestra. In quello stesso momento una suoneria celestiale mi avverte di una chiamata

 

Operatrice call center o nella migliore delle ipotesi un ex compagna di classe:Ciao,ciao ciao ciao ciao, Matteo,miiiittico ,ma quanto tempo è passato….sono Erika Von Chiurli, non puoi esserti dimenticato di me, abbiamo fatto l’elementari insieme, che so sarà passato neanche vent’anni,madò come vola il tempo quando ci si diverte

Matteo,ex compagno di classe noto per la sua ironia pungente:E me lo chiedi???Certo che ti ho riconosciuto, e come se fossi stato in attesa vent’anni aspettando solo  questa telefonata….

Quando mi avevi contattato su face book, già avevo fatto fatica a riprendermi dalla gioia, ma ora che ti sento dal vivo è come se fossimo usciti ieri da quella 5b….

Erika,l’ex sovraeccitata compagna di classe:Stiamo organizzando questa cena di classe e non hai idea dell' entusiasmo più vado avanti a chiamare gente,c’è perfino chi voleva invitare quell' esempio di donna che fu la nostra maestra :Non sai che dispiacere aver saputo della sua prematura dipartita a 104 anni.

 

Non riesco a trattenere le lacrime, la notizia della dipartita della maestra Sonia ,manda il mio pensiero a quei fantastici anni passati fuori dalla porta,a fare gambetta e ad attaccare gomme sotto il banco, solo l’idea di ritrovare quei bambini diventati uomini mi rimette il sorriso che nemmeno un allegato di Casa Viva potrebbe darmi.

 

Matteo,l’artista una volta conosciuto come MR 5b :Non vedo l’ora che sia martedì, non vedo l’ora di conoscere il compagno di Samuele,o no scusa adesso si fa chiamare Mary…, che birichino/a….

 

 

 

 


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robba da chiodi
venerdì, 10 aprile 2009

LE GRANDI BIOGRAFIE DI GRANDI PERSONAGGI SCRITTE IN GRANDE.

I

 

War Disney l’uomo che inventò il mouse.


War Dagerfray Bruce Willis Holly e Bengi Mario Disney  più noto come War Disney nacque in un incantevole borgo medioevale di chiara origine guelfa nel sud del Dakota ove i suoi avi di origine Anglo Arabo Sarda si erano trasferiti per sfuggire alla persecuzione a cui erano sottoposti I fan dei Farias nell’Europa di fine ‘900. Di padre Irlandese e di mamma mignotta War prenderà da una parte l’alto interesse per la religione cattolica e dall’altra una chiara avversione verso la religione cristiana che lo getterà nella più profonda angoscia solo per i primi 19 anni della sua vita.

Riavutosi non senza conseguenze da questo trauma, intuisce che la sua vita è fatta per uno scopo: prende i suoi risparmi e l’eredità lasciatagli dal padre e si butta a capofitto nel mondo dei ghiaccioli. In vecchiaia, quando si ristabilì completamente dal trauma infantile,War Disney parlò cosi del suo periodo nell industra dei ghiaccioli:”Ero giovane e pieno di idee, ma allo stesso tempo confuso e spesso ubriaco, poi pensai tutto se ne va,si è sempre più soli…ma il ghiaccio rimane ….mi chiede se lo rifarei???…..sinceramente???, lo rifarei.”

Quando l’azienda dovette chiudere, War fu arrestato per fallimento industriale e personale.

La condanna di 3 anni pendeva sulla sua testa, una volta in carcere War sarebbe stato ancor più solo, libero di ossessionarsi e di imparare per intero il suo nome.

In carcere provò ad associarsi con ogni specie di sottogruppo.

Prima si finse nazista per impressionare i nerboruti dell’Alleanza Ariana, ma fu presto sistemato e ridotto al rango di “sedia”.

Poi atteggiandosi in stile hip hop street culture rien ne va plus cerco di diventare fratello della comunità nera del carcere.

Dopo un periodo di prova di due mesi, la commissione dei fratelli, capii che non era di colore,e fu ridotto al rango di “sedia”

Allontanato anche dal gruppo trans per mancanza di virilità, preferi assumere da solo la posizione della sedia e in breve la mantenne per i primi due anni di carcere.

Poi come nelle favole, War fu scelto per stanare e uccidere i topi che assediavano da mesi ormai il carcere.

Dapprima provò a stanarli mettendo a tutto volume Marco Carta, poi non contento ne scaricò la suoneria e si faceva chiamare in continuazione.

Una volta stanati, i topi si trovarono in trappola, ne furono uccisi a centinaia, War con il suo topicida era ormai ad un passo dal farsi promuovere dal suo rango..

E da qui parte quella che tutti conosciamo come “La leggenda di War Disney”un misto di  fiaba, unita a quella che il medico legale definì come:Intossicazione acuta e diffusa  da agente atto alla disinfestazione dei ratti.

 A voi credere alla scienza o alla magia, War Disney disse di aver ricevuto in una di quelle notti la visita del capo dei topi, vestito con dei pantaloncini rossi e dei guanti bianchi, che scambiava la sua libertà con la cessione in esclusiva della sua storia .

Il mattino dopo War si alzò di buon mattino, e dopo una rapida ispezione notò che tutti i topi se ne erano andati e che la nube tossica formata dall’abuso del topicida aveva trasformato il carcere ne vietnam post napalm.

Quando le autorità sgomberarono il carcere e ne purificarono l’aria, ai pochi sopravvissuti fu concessa la libertà a patto di non raccontare mai quello che successe nei giorni della caccia ai topi.

Tra i sopravvissuti ci fu anche il nostro War Disney che entrato in prigione all età di ventun’anni ne usci rinvigorito tre anni dopo dimostrandone non meno di 67.

In carcere aveva conosciuto Sacco e Vanzetti due noti illustratori omozigoti, che nell’ambiente dei cartoon si facevano chiamare con lo pseudonimo di Vanzetti e Sacco per non essere riconosciuti. Quando War raccontò loro della visita del capo dei topi, sia Bartolomeo Sacco che Nicola Vanzetti si fecero convincere a lavorare per la casa di produzioni War Dagerfray Bruce Willis Holly e Bengi Mario Disney  nota a tutti come la War Disney.

Il loro primo personaggio di successo fu Herbert lo stercoraro, nobile insetto ma di dubbi gusti, il successo di Herbert fu fermato dall associazione americana coprofagi che ritennero il nobile insettino offensivo della loro morale.

Dopo lo stercoraro fu il turno del Ciuchino Tony che ebbe la sventura di nascer disegnato nel periodo del calore. Il calcolo dei fogli spesi per disegnare il sesso del ciuchino Tony, fece capire a War Disney  che anche quello non sarebbe stato il progetto vincente .Nel frattempo l’incontro con capo dei topi lo ossessionava ancora, tant’è che un giorno in sala relax con Sacco e Vanzetti i tre si misero a disegnarlo per scherzo, e in quel giorno nacque quello che noi oggi conosciamo come Topolino

All’inzio Topolino si chiamava Marietto, storia di un italo americano ingiustamente condannato alla pena capitale per esser stato un anarchico.

Poi sempre per scherzo War allontanò dagli studi Sacco e Vanzetti e trovò come sceneggiatrice del suo topino  una sedia; fu un successo immediato.

 Ogniqualvolta la guardava gli faceva ricordare come da niente aveva avuto tutto.

Poi a Topolino si affiancarono il cane Pippo, la vacca Clara, Papero Paperino, i suoi nipoti e lo zio straricco.

Ma è giusto ricordare anche altri personaggi definiti minori che fecero il successo di War Disney.

La Quaglia Anna, fatta morire di aviaria a metà degli anni ’80.

Lo Gnu Alfonso che per problemi di poca riconoscibilità si suicidò con un mix letale di pigne e colla coccoina.

Personaggi che tutti i bambini hanno imparato ad amare dalle tenere culle del NordAmerica allo scenario da favola delle industrie cinesi…

 

Al prossimo appuntamento con… LE GRANDI BIOGRAFIE DI GRANDI PERSONAGGI SCRITTE IN GRANDE.


postato da: galloz alle ore 13:29 | link | commenti
le grandi biografie
lunedì, 23 marzo 2009

Monologo in dialetto :

 
 Se Yoga o se fa i versi ???


Scena:

Due signore di mezz’età aretine s’incontrano al mercato

 

Valeria: Oh Marina come stai ?

Marina:Uhn mi di niente c’ho dei dolori che me sembra de parturire de novo

Valeria:Oh che fatto?

Marina: Me so messa a vendemmiare dal mi cognato e mè preso il colpo della strega, so stato a fissà quella vigna finchè il fattore un se nè accorto e ma porto via col trattore.

Valeria : lo sai che te c’è vorrebbe per rimettete a novo ?

Marina: Un salto a Lourde me ce vorrebbe

Valeria: Ma che a Lourde, al Centro Anziani d’Agazzi fanno un corso de Joga…dice che fa benissimo

Marina: Macchè joga a me i succhi de frutta un me piaccion nemmeno

Valeria: Ma serai rincugliunita…Lo joga è na disciplina orientale che te rimette corpo e mente in ordine ,e unnè come la ginnastica..qui dice che un se suda nemmeno

Marina: El mejo me metta anche a sudà tanto no poche da fanne de mio,appena me sveglio so già in ritardo per qualcosa.

Valeria: Ascolta me, giovedi fan prima la lezione gratisse, andiamoce  se un ce fa siamo sempre in tempo a venì via

Marina: Va bene alò ce se vede giovedi

 

Si ritrovano in palestra Marina è col pigiama.

 

Valeria:  o te come te sei conciata co’ sto pigiama?

Marina : Un mè detto de mettemme comoda …su su ch’ ho lasciato il mi marito da se, se per le otto un siamo a tavola s’amazza.

 

Entra l’insegnante di Joga.

Tania:Salve citte, io sono Tania la vostra insegnante di Joga…iniziamo con qualcosa di semplice, proviamo la figura del saluto al sole

Marina: Sie senti questa come l’ha , vol salutare il sole alle sette de sera, Svegliate prima la mattina invece de fa tardi la sira!!!!

Valeria: Fa piano un berciare lo joga serve a meditare se non te concentri un te fa

Marina: Si ora me devo anche concentra con tutto quel che c’ho da fare..alò alò invece de perdere il tempo.,stamani se poteva esse andati  a cercare i funghi , s’era fatto du passi e s’era salutato il sole uguale.

Tania:Brave citte , concentratevi sul vostro respiro e seguite l’animale guida…

Marina: (Sorridendo con gli occhi chiusi)Oh ..Oh Vale…ohh Vali ?

Valeria:(Visibilmente irritata,occhi chiusi)Che c’è ?..che vu?

Marina: (Sorridendo con g li occhi chiusi) Ma ma ..qual’è il tu animale guida ?

Valeria: Un delfino

Marina: Pausa(continua a sorridere) Lo sai qual è il mio ???

Valeria:Oh giù dimmelo

Marina: (sorride)…Il cuniglio in umido.

 

S’intromette tra le due una signora più sofisticata(drogata di eventi per anziani)

 

Signora sofisticata:(parla sovreccitata) ormai a me lo joga un me rilassa neanche più, il vero sballo è il Pilates per la terza età, te fa senti come na velina de vent’anni

Marina: ma che è sto (De)Pilates ?…io me sò fatta fa le gambe la settimana scorsa..c’ho n’estetista che un me piglia manco 20 euro

Valeria:Quanto sei sciocca…il Pilates te serve per la postura, per i muscoli.I muscoli che te tengon dritta…

Marina: No e adesso devo fare anche un corso per imparare  a mettimmi a sedere, alò alò io piglio la mi roba e me ne vado

Signora sofisticata: Ma signora dove va, dopo lo joga c’è il corso di cucina per ipovedenti, e finito quello c’è la tombola, stasera si vince una mappatura gratis dei nei…

Marina: senta signora a me un me serve ‘na mappa per mandalla affanculo….arivederci a tutti!


postato da: galloz alle ore 11:53 | link | commenti (3)
robba da chiodi
giovedì, 15 gennaio 2009

Crisi delle vocazioni uhmm???…no no, i percorsi del gusto uhmmm??,…no no…Siamo già al piano B ??

Se avete il pallino della scrittura, saprete che come nella vita, alcune storie raggiungono una dignità letteraria tale da potergli dare un inizio ed una fine, altre invece hanno magari un grande inizio uno sviluppo stentato ed un finale banale.

Le storie (o mio dio mi maledirò per aver detto questo) valgono tutte la pena di essere vissute/raccontate ma è il loro essere raccontate nel modo giusto che le rende  immortali o mortalmente noiose.

La storia che vado a raccontarvi è il  cosi detto  dietro le quinte di tre storie che mi sono piovute addosso in quest’ultimo periodo, che ho raccontato come faccio sempre: senza aver capito se  valessero  o meno  la pena di essere narrate/vissute.

 

 

Ho preso queste vacanze come se avessi realmente  bisogno di una vacanza.

Qualcosa dalla quale  “staccare la spina”, come ci insegnano i teorici del risparmio energetico.

Ho scientificamente abbandonato la tastiera verso Santo Stefano  e l’ho ripresa coscientemente in mano solo adesso.

In questo grasso lasso di tempo  mi sono accusato di non aver niente da dire, e vi dirò, che  per un po’ mi  sono anche sentito  colpevole di questo reato sicuramente non preterintenzionale .

Dunque colpevole.

A questo punto avrei  bisogno di una pena da scontare.

 

Crocifesso in sala mensa con chiodi di garofano…….

 

Ed è solo li, di fronte alla mia colpa che di colpo grido la mia innocenza e mi difendo con quest’arringa interminabile e sotto sale che mostra a voi gentili membri della giuria e che di cose, volendo, ne ho sempre da dire,  ma cercare un minimo di legame fra loro per me è impossibile e più mi sforzo di cercare un nesso più mi scordo dove l’ho messo e lascio che i miei pensieri vaghino come vorrebbe fare anche tutto il resto del mio corpo: libero, frainteso e piuttosto comodo.

Per una decina di giorni l’unica forza capace di avvicinarmi ad una penna è stata quella scaturita da un brillante articolo d’Internazionale.

Leggo con interesse nella rivista, che nessuno vuol fare più il prete o la suora, che trovare un idraulico è impossibile ma che invece uno scienziato politico vive e opera  nel  pianerottolo di un italiano su tre.

Ma non sono rimasto turbato dalla notizia finchè non ho letto che Buffon e altri noti portieri del campionato più bello del mondo girano le scuole per sensibilizzare i bambini sullo struggente dramma della crisi di vocazione dei portieri di Calcio.

Nessuno di noi vuol fare mai il portiere per svariati motivi:

Non corri, quindi non sudi, quindi tutti i ferormoni che non sfoghi in attività sessuali rimangono ben incollati alla tua pelle e minimo minimo se dopo la partita  bevi due birre di troppo fisiologicamente devi distruggere il setto nasale del Beckam di turno.

In media se si gioca a livello dilettantistico è difficile trovare giocatori in grado di impensierire  un portiere, anche se nel sopra citato caso di Buffon, impensierirlo significherebbe presentarlo come essere portatore sano di pensieri e  questo sarebbe un perfetto ossimoro.

 Insomma a questi livelli calcistici il  tiro è spesso fiacco, la mira pietosa e  poco sportivamente si tende a tirare fucilate pazzesche a due centimetri dalla porta.

Non v‘è dubbio, dunque, che in questo sport gli eroi indossano il numero 10.

 Ad onor del vero, conoscete l’espressione tipica da telecronaca:Quel portiere ha fatto una parata che equivale ad un goal. Vi posso assicurare che non troverete nessun Bruno Pizzul disposto a dire : Quell ‘ attaccante ha fatto un goal degno di una parata.

 

Insomma.

 

Fino a dieci giorni fa la mia mente era quindi  invasa da  illustri pensieri e problematiche , tali da  costringermi  a  struggenti nottate di riflessione , che di norma impiego sfruttando l’enormi risorse che il Porno 2.0 ha regalato a questo splendido pianeta.

 

Poi come d’incanto, digerito l’ennesimo cenone festivo, ho smaltito anche le idee sui portieri e le suore.

 

Pochi giorni dopo, mentre in un lercio locale un gruppo di modelli bergamaschi cantava le virtù del “Golden Shower”(andate a cercarvelo su internet…ma non su wikypedia) rivedo una ragazza che mi ha sempre attratto e invece di dirglielo anche in una lingua non comunitaria preferisco mettermi a pensare com’ è che proprio quella ragazza specifica mi piace.

Dapprima litigo subito col mio complesso edipico:cazzo lei non assomiglia a mia madre, nemmeno in quelle foto con dietro il poster di Gianni Morandi”.

Risolto subito l’enigma freudiano noto che i suoi capelli nerissimi non mi parrebbero  poi così neri se non fossero illuminati dai suoi occhi verdi .Allora d’improvviso mi ritrovo in un museo a Madrid, e lì tra tanti quadri ben illuminati c’è ne uno le cui lampadine che dovrebbero metterlo in risalto sono spente. Nel momento in cui ci passo davanti come per magia le lampadine si accendono e mi compare davanti in tutta la sua magnificenza uno dei quadri che amo di più in assoluto : Saturno divora uno dei suoi figli  di Goya… e fate come volete, ma la cosa che mi fa impazzire di quel quadro è il nero di contorno che non avrei mai notato se quelle lampadine non l’avessero illuminato, guarda caso come gli occhi verdi che illuminavano quello stesso nero dei capelli della fanciulla.

Nel check-up che gli sto facendo , noto che le sue gambe post adolescenziali e piuttosto atletiche sono fasciate da una gonna girofica che definirei  “scozzese”, un microkilt tanto per capirsi. Di nuovo, invece di fargli notare come si conviene che quella gonna sembra stata creata per lei, mi ritorna in mente quello straordinario e indimenticato programma che era Non è la rai.

Per quanto riguarda la mia visione del teen- show partorito dalla mente di Gianni Boncompagni, dirò solo che fino ad un certo punto ebbi solo una visione distorta e parziale di quel programma.

Il concetto era questo: Io odiavo mia Sorella per tutti i motivi per cui si può e si deve odiare una sorella. Mia sorella adorava non è la Rai. Io odiavo Non è la Rai .

Poi un giorno

Anzi.

Poi un pomeriggio,

tutto intorno a me sembrò fermarsi, la televisione mostrò un angelo dalla voce vellutata e rugginosa d’apparecchio dentale che cantava “T’appartengo”, quell’ angelo di Nome Ambra  al posto delle ali aveva una cazzo di gonna scozzese che mi si  sovrappose  come  un memory sentimentale  mentre osservavo  quella della  fanciulla dai capelli neri.

 

Per alcuni giorni questi miei pensieri sul percorso dei gusti, del piacere personale, mi son sembrati proprio una cosa sconvolgente, tale da riempirne fogli, da parlarne in giro anche solo perché se ne tramandasse la storia anche  solo per sentito dire.

Alcuni minuti dopo , apro la mail e ricevo l’ennesimo rifiuto per la pubblicazione di qualche mia storia.

Rreagisco come mio solito:No cazzo dai avevo scritto un capolavoro, ma non è possibile, sono dei rincoglioniti, glie li) do io cento colpi di spazzola  a ‘sti  editori infami.

P i miei soliti cinque minuti introspettivi realistici deprimenti   mi portano a pensare con una fortissima convinzione di altri cinque minuti che  è giunto il momento di passare al piano B,di affrontare la realtà e buttarmi nella vita. La carriera artistica  improvvisamente mi  si presenta per quello che è, una velleità vestita alla moda dal sarto delle mie migliori sfilate : Peter Pan.

Vago in cerca di lavoro in qualche sito specializzato in annunci e li spazio.

Mi vedo come promoter di corsi d’inglese?OH Yeah, pochi secondi dopo sono un interior designer a cui non dispiacerebbe pure scaricare i mobili e allora mi ritrovo magazziniere o spedizioniere: Signò se me firma sta bolla io me ne posso pure annà,che c’ho da consegnà altra robba.(chissà perché nel mio cervello tutti  i corrieri parlano in romano?).

Insomma, mi sento pronto a spiegarmi che probabilmente non vivrò facendo quello che amo, è arriva il momento di tirare fuori l’altro copione, quello in cui ci sono io che interpreto la parte di uno che sa fare una cosa, seppur banale  e la fa, con quello ci paga l’affitto, le rate della macchina, ci manda a scuola i figli etc etc.

Insomma,

Ora che mi sembra di avervi più o meno detto quello che mi è passato per il cranio nell ultimo periodo, mi accorgo che ho finito creando un ottimo piano B di quello che avrei voluto dirvi e ne rido anche perché non so cosa fosse il piano A.

 

Ecco quello che mi succede: mi confondo ,mi contorco in tutto quello che credo essere il processo creativo che in teoria mi dovrebbe portare a scrivere la storia di tutte le storie,poi d’improvviso come la vita , la storia senza che me ne renda conto diventa un intreccio di situazioni che giudico meno interessanti che convolano insieme solo per sorprendermi, deludermi, affascinarmi   coinvolgermi finchè  non mi trovo  alla fine a dover ammettere che la storia che racconta di come non avevo una storia interessante da scrivere  valga la pena di essere raccontata.


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robba da chiodi
martedì, 02 dicembre 2008

Il vizio Capitale della sinistra : La Luxuria

Ho 28 anni.

E fin qui nessun problema.

Ho 28 anni e non ho un lavoro.

Primo uhm

Ho 28 anni nessun lavoro e non ho una relazione in grado di diventare una famiglia .

Doppio uhm

Ho 28 anni nessun lavoro, nessuna relazione e non ho una macchina.

Triplo uhm

Ho 28 anni nessun lavoro, nessuna relazione ,nessuna macchina e nessuna parentela degna di significato.

Fine degli uhm…costano troppo pure quelli.

Se avessi iniziato un articolo cosi dieci anni fa, mi si sarebbe dato dell irresponsabile o dell fancazzista o peggio ancora del no-global.

E’ come se questa crisi avesse annullato tutte le altre mie crisi rendendomi perfettamente la statistica che sono.

Avere quasi trent’anni adesso, vi giuro ,è uno spasso,alla mia età mio nonno,ma che dico mio nonno,mio padre, ma che dico mio padre, mio fratello aveva una laurea, un lavoro più che dignitoso in conformità con gli studi perseguiti e un senso del reale degno di Zolà. Io invece ho il senso del goal di Zola al calcetto del martedi una disoccupazione sempre in conformità con una quasi-quasi laurea in lettere che va di pari passo con la mia risposta alla domanda:

“Cosa vuoi fare dopo Lettere??”

“Testamento”.

E questo seppure io mi trovi in discrete condizioni di salute è un testamento, perchè miei cari amici la fine è vicina.

Fine.

 

Ok… non cosi vicina, ma poco ci manca.

In cosi pochi anni che sono in questo mondo ne ho viste già molte, ma quella di veder un trans comunista vincere il reality più famoso nel paese che ospita anche il Papa, mi ha fatto veramente riflettere.. ma riflettere non nei termini mentali,  ho visto tutti i miei piccoli grandi dubbi riflettersi sullo schermo televisivo tipo specchio delle mie brame ma un po’ più freudiano..

Ho visto riflesso che l’Italia è si un paese di destra, ma è molto più tollerante di quello che si dice/legge basta che il famoso “diverso”,gli sia presentato in costume, sfinito dalla fame e col tocco giusto d’abbronzatura.(Capito perché i migranti cercano tutti di sbarcare a Lampedusa???)

Ho visto riflesso che la crisi economica è niente in confronto alla crisi di dignità che questo paese vive, molti si stupiscono della mancanza di senso dello stato,e io cretino mi lamento che questo stato mi fa senso….mah.

Ho visto riflesso un governo che prima ti vieta di fumare e poi ti offre un pacchetto anticrisi…

Ho visto riflesso un paese che si masturba,che gioca a poker on line ,un paese che non solo fa vincere Wladimir Luxuria ma che ancor peggio  conosce “professionalmente anche tutti gli altri concorrenti.

 

Salutata Simona Ventura, spengo la Tv e non rimane che la mia faccia riflessa.


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robba da chiodi
lunedì, 03 novembre 2008

SERRANDE

La premiata ditta Gallo & Gallo è lieta di presentare il primo post net-cubista della rete. E’ un gioco certo, un esercizio letterario, ma a decretare la continuazione di questa sperimentazione sarete voi avventori dei blog, con i vostri giudizi e consigli.

 

Le regole, semplici. Ci siamo dati un tema, comune a entrambi, e non ci siamo parlati sull’argomento. Ognuno di noi ha sviluppato il tema da solo, lo scopo è quello di capire come uno stesso evento può essere visto da punti di vista diversi.

 

Il post appare in entrambi i blog, agli indirizzi http://puntadipiedi.splinder.com (Filippo) e http://www.traumfabrick.splinder.com/ (Matteo).

 

Buona lettura!

 

 

Giusto ieri sera il mio coinquilino Atreyu, mi ribadiva che per lui non è importante che io non gli apra l’ultimo numero d’Internazionale appena arrivatogli per posta. Atreyu essendo un ragazzo piuttosto intelligente mi riconosce la volontà di non distruggergli un feticismo (quello di togliere il cellophane dall nuovo numero d’Internazionale), ma continua a sostenere che non è importante. Io non lo faccio come per altre cose che non faccio,non solo per il cattolico motivo di :”non fare ad un a persona , quello che non vuoi che venga fatto  a te” ma anche, perché credo che dietro ad un gesto seppur inutile e pieno di routine ci sia un meccanismo che smuova nel tuo cervello una serie di feticismi che poi fanno della vita quell assurdo circo di ricordi di cui indolentemente adoriamo tutte le repliche.

Uno dei miei feticismi “d’autore”è indubbiamente legato al fratello ingegnere, con cui ho condiviso camera, puzzo di piedi lacrime e risate e la ben nota chiusura serale delle serrande.

Per capire meglio cosa sta dietro alla chiusura serale delle serrande è bene che vi spieghi la disposizione dell ex-camera dei fratelli Gallo.

Ci sono due letti, uno incastrato fra due armadi subito dopo la porta,e quello è il mio letto, poco più avanti in posizione ottimale rispetto al televisore c’è il letto di mio fratello , in mezzo alla stanza troneggiano le scrivanie, sempre piene di oggetti e quindi inutilizzabili. In mezzo alle scrivanie , si trova la porta che da sulla terrazza. Questa porta insieme alle due finestre laterali può/deve essere chiusa da delle serrande a scorrimento come quasi tutte le porte-finestra del mondo. Fin qui tutto bene direbbero nell’ Odio, ma il problema si creava nel momento in cui entrambi pigiamati e ben circondati dalle amorevoli coperte di mammà, al momento di dover chiudere proprio quelle serrande. A questo punto, con un semplice gioco di sguardi tra me e mio fratello si apriva l’eterno dibattito facilmente descrivibile con questa semplice domanda:

A chi tocca chiudè le serrande ?”

Questa domanda era solo l’apripista per un confronto all’americana tra due simili della stesso sangue colpevoli entrambi di un ben noto capo d’accusa:l’indolenza

Con gli anni ho dovuto imparare che le cose si fanno e basta senza un motivo apparente senza un “ieri le ho chiuse io”,riducendo i rapporti ad un normale e molto meno originale rapporto tra adulti. La cosa fantastica erano i vari motivi che spingevano un fratello a credere che l’altro fosse più in dovere di lui di chiudere le serrande

 

1.L’intramontabile: “Vedi che io le ho chiuse ieri”

In diciotto anni di “coinquilinaggio” con mio fratello nessuno dei due si è mai preso la briga di mettere su carta un calendario effettivo delle chiusure di ognuno dei singoli contendenti.

Questo, negli anni universitari mi ha reso impossibile comprendere l’accendersi di forti dibattiti sullo stilare o meno un ordine delle pulizie di casa e comprendere tanti altre piccole idiosincrasie nei rapporti di coppia.

Panta rei o Panta ni

 

2.Duke’s of Hazzard stylin

Quando c’era complicità tra me e mio fratello, attendevamo in maniera ipocrita la buona notte da uno dei genitori e sfruttavamo lo slancio d’affetto per slanciarli verso le serrande.

 

3.Chiudere per dimenticare.

Va detto per onor di cronaca che il mio rendimento scolastico era decisamente molto inferiore a quello del fratello ingegnere,anzi il mio rendimento scolastico era inferiore e basta. Questo mi riduceva in una sorta di servilismo atto a far dimenticare le delusioni provenienti dai numeri spesso inferiori al 6, tra le varie mansioni che svolgevo in casa per far rialzare le mie quotazioni di membro della famiglia c’era anche quello di chiudere le serrande : Questa mia condizione a onor del vero non durava più di tre giorni ,forse una settimana proprio quando i voti erano troppo simili alle temperature invernali.

 

4.Visto che sei in piedi…

Questa era la condizione che doveva aprirci gli occhi sulla nostra straordinaria capacità di rendere un semplice gesto come un impresa eroica. Molto spesso uno di noi due si doveva alzare dal letto per andare al bagno per rendere il giusto merito alla propria prostata, ed era in quel attimo fatale che l’altro ancora ben saldo sul proprio letto pronunciava l’eterna frase:”Visto che sei in piedi, perché non chiudi le serrande…

 

E non vi sto a narrare le truculente storie di offese personali, botte da orbi,e cose al limite del comprensibile che sono scorse tra quei due letti per questo futile motivo.

Ma ad esser sincero ora che questo è diventato realmente un futile motivo mi ritrovo a chiudere le serrande senza più pensare a niente ,facendolo e basta rendendo seriamente quel gesto, solo un semplice gesto. Diventerei pure malinconico ma ho scoperto che poi c’è gente al mondo a cui mancherà pure  Emilio Fede e il Digitale terrestre ,quindi chiudo gli occhi e lascio le serrande aperte come quando ci credevamo troppo orgogliosi e splendidamente stupidi.


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robba da chiodi
venerdì, 24 ottobre 2008

Velo Pietoso - parte V

Quando Nicola si trovò di fronte la sua segretaria con un cellulare per orecchio capì

che quel viaggio seppur strampalato era più che necessario.

Entrò in quell’ufficio, con la consapevolezza di non aver alcun affare da seguire, ma di avere comunque un ufficio cosicchè potesse rispondere a tono a chiunque lo tacciasse di far la “bella vita” .

Prese Vanity Fair, distese elegantemente le gambe sul tavolo e fu pronto per quella ennesima pantomima.

Irruppe senza bussare la sua segretaria.

_Buongiorno Nicola le ho portato il solito cappuccino con latte di soia e guaranà

 

_Grazie Carla appoggialo pure li.

_Le volevo ricordare che domani ha una giornata piena, cercherò di spalmarle gli impegni in modo che riesca a trovare un break per un brunch con i suoi genitori.

 

Nicola staccò gli occhi dalla pagina dei gossip, stiracchiò le gambe e venne giù dritto:

_Mi deve trovare qualcosa più di un break per domani, visto che in mattinata parto per gli States, e avverta mia madre che passo oggi a pranzo

 

La segretaria ebbe un mancamento seguito ad un ribaltamento gli occhi e ad un nervosismo simile a quello di willy il più noto dei coyote , poi trattenne il fiato per un secondo , infine , per rispondere cercò lo Zen dei tibetani pur trovando solo qualcosa di  simile all’ ora et labora benedettino:

_E non mi avverte nemmeno di questo imminente viaggio ???

Si tratta di  quel contratto per  le olive ascolane???

 

Nicola in un attimo si ritrovò dalle assolate spiagge della Florida alle olive di Ascoli, traumatizzato rispose:

_No

 

_Allora forse dovrei essere aggiornata su alcune novità rilevanti ?

 

Era tipico della sua segretaria eccedere con i tecnicismi per soddisfare la sua naturale curiosità di donna

 

_Senta Carla me ne vado solo per qualche giorno

Il mistero s’infittiva ,ma nonostante ciò, la Carla ebbe il tempo di pensare all’orario della figlia all’ asilo , alla rata dell assicurazione della macchina e nel frattempo formulare un'altra domanda:

_Non mi dica che è stato contattato da qualche network americano ?

Ecco in cosa si riduce una laurea in Scienze della Comunicazione, pensò Nicola prima di rispondere:

_Nooo Carla me ne vado diciamo…diciamo…per turismo…ecco per turismo

A quel punto la Carla si sentì libera per usare tutte le sue frasi fatte di cui il suo vocabolario era pieno:

_E lei va a fare una vacanza ora , ora ..nel  momento catartico della sua carriera d’artista, nel climax pieno dell suo essere inserito nello star system???

In più il deputato Ronconi della Lista “Italia Uno”sta organizzano un reach found party per finanziare la sua candidatura e portare qualche spicciolo nella propria Lobby…e lei se ne va in vacanza….in America???lei che la sua America l’ha già trovata qua ???

 

Nicola continuò a fissare la sua segretaria come se aspettasse pure una risposta per lui in mezzo a tutte quelle assurdità ….…non arrivando si limitò a dire:

_Pur con tutto il malincuore del mondo tu devi dire al Deputato,al momento catartico,allo star system,al reach fottuto found party che io non ci sono…..

Carla, sconfitta dalla posizione più che dalla risposta, chiuse la sua agenda, mise il tappo alla penna e disse sommessamente:

_Se non ha più bisogno di me, tornerei alla mia scrivania

Nicola, risultato vincitore più per la sua posizione che per la sua risposta, aggiunse:

_Senta Carla prima di andarsene , volevo chiederle se aveva ritelefonato quell’Elisa ??

_No direi proprio di no,rispose Carla con un certa soddisfazione.

 

Anche Francesco si trovava ad affrontare la “donna della sua vita” e non se la sarebbe cavata mandandola semplicemente alla propria scrivania.

 

_E cosi…se ho capito bene…tu te ne andresti in America…così da un giorno all’altro. .per un simposio-informativo sull’evoluzione dei Becchi Bunsen ??? Ho capito bene ???

 

Francesco fece l’unica cosa che aveva senso fare: mentire

_Se non mi credi chiama al lavoro e fatti ripetere quello che ti ho appena detto….

Poi come il peggior baro dei bari aggiunse

…ma questo significherebbe che non ti fidi di me…

La moglie che aveva già un buon presupposto per ucciderlo, sentì in quel “non ti fidi di me” anche un alibi che avrebbe potuto reggere in tribunale….forse in quello di Forum.

Capiva che il marito mentiva, ma non capiva il perché: troppo tirchio per avere un amante, c’era qualcos’altro e pian piano s’annidava in lei l’idea che il marito avesse solo bisogno di un viaggio disintossicante dalla famiglia, dal lavoro e pure da lei.

Rispose contro- bluffando:

_E se venissi con te ? se ti seguissi in America per il simposio ?

Sgamato il bluff, Nicola fu costretto ad alzare la posta, tirò fuori un sorriso dall’album del matrimonio e commise l’errore numero uno di chi mente:continuare a mentire

_Senti Cara…alla fine sarebbe solo un viaggio noioso, io sarò tutto il giorno in riunione, uscirò da li stanco e nervoso..e ci ritroveremo ad ingollare una cena in silenzio,non mi pare il caso…piuttosto facciamo che quando torno mi prendo un paio di giorni di ferie ,sbologniamo i ragazzi da tua madre e ce ne andiamo in Toscana in uno di quegli agriturismi che ti piacciono tanto.

Era sceso talmente in basso che la moglie quasi voleva desistere, ma più il marito mentiva più cresceva in lei l’idea di avere accanto a se un uomo, sì innamorato di lei, ma anche tanto stanco di lei.

Confusa ,mise nella sua risposta l’idea stessa della sconfitta:

_Ma….io…io…potrei.. potrei..potrei comunque trovare qualcosa da fare e magari riusciamo in serata a ricreare una sorta di luna di miele bis…non ti prende l’idea??

 

Nicola era commosso e spaventato allo stesso tempo, come un bel voto preso copiando, poi come in quella situazione, si limitò ad annuire continuando per la sua strada.

 Osservando la valigia vuota cercava di dare un valore alle parole: bagaglio a mano.

 Lì, in quel personale check-in di vita coniugale si trovò a pensare che forse l’unico velo che doveva ritrovare era quello nuziale, ridotto dai figli lavoro parenti e tanti guai in uno stato pietoso.

Gli mancò il coraggio per dirgli tra le tante cazzate che si dicono in un matrimonio, che l’amava,nonostante i figli non suoi, nonostante i parenti nonostante lei…ma fini per glissare cosi:

_Senti amore io vado, e credo che questo mini-periodo di stacco farà bene ad entrambi…in fondo e infine sono solo pochi giorni…e..e..ee

Avrebbe potuto comprare un’ulteriore vocale ma è preferibile dare un occhiata al Jackson e ai suoi preparativi.

Lui, almeno non doveva rispondere a nessuna donna, fece la valigia piuttosto frettolosamente : maglione a collo alto VS maglia della salute, ci voleva più coraggio o forse meno mutande….


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velo pietoso
lunedì, 13 ottobre 2008

Velo Pietoso IV

 

Previously on velo pietoso:

Nicola e Francesco si sono decisi a seguire il Jackson alla ricerca del velo pietoso. Non rimane altro che prenotare un "volo" pietoso per Orlando e incunearsi a Neverland, dimora-parco giochi del noto Michael Jackson.

Preparate cuore ,mente e bagagli a mano.

 

Una volta di fronte al form di prenotazione, il Jackson ebbe un attimo d’esitazione, come se una   forza simile a quella di Luke Skywalker gli impedisse di raggiungere il mouse.

Si alzò di getto dalla sedia e, compulsivamente, si buttò alla ricerca delle sigarette d’emergenza.

Aveva smesso di fumare ormai da più di un anno ma l’occasione sembrava richiedere uno strappo alla regola.

Frugò in tutti gli anfratti di quel minuscolo monolocale che non sarebbe mai e poi mai diventato un castello. Evidentemente quella forza che lo teneva lontano dal mouse agiva anche contro il suo incontrollabile desiderio di tabacco.

Non riuscendo a reperire nemmeno uno straccio di sigaretta decise di riempirsi la bocca con un pacchetto di Crackers provenienti dal Cretaceo che gli resero la voce come quella di un cantante blues appena sveglio.

Rincontrollò i messaggi ricevuti da Nicola e Francesco, tanto per accertarsi che l’insicurezza non proveniva più dai suoi compagni di viaggio, ma albergava dentro l’ideatore stesso di quell’assurda impresa. Un insicurezza che avrebbe riempito le tasche di chissà quanti psicologi che lui aveva deciso di sostituire con un ossessivo ascolto del cantante multicolored.

Il Jackson era convinto che ad ogni domanda della vita si poteva trovare risposta nella voce pre-puberale del suo mito. Provare a scardinargli questa sicurezza era come chiedere ad una foca il  proprio codice fiscale: inutile e impossibile.

Si rimise al computer,rigido nella sedia da ufficio come se i braccioli e le rotelle fossero un’espansione del suo corpo .

Mise un bel 3 sul numero dei passeggeri, si accertò di avere tutti i dati e quando si trovò di fronte al tasto: INVIA RICHIESTA, trattenne il fiato guardò alla finestra in cerca d’ispirazione e premette con tale forza che il mouse rimase bloccato per alcuni secondi.

Era talmente assorto che non sentii sua madre entrare in casa.

 

“Oh Buongiorno figlio adorato, sono le undici e già sei in piedi?...allora andare a messa serve a qualcosa. Cosa fai già ti smanetti di prima mattinata su qualche sito porno?”

Il Jackson saltò nella sedia come se fosse stato realmente colto a masturbarsi.

“Che ci fai qui mamma? Non potevi suonare ?”

Sua madre stava già rimettendo apposto il letto, rovescia sul cuscino di 20 cm e spiumacciata efficace al cuscino.

“Carissimo, io ho provato a suonare, ma se nessuno mi apre…mi riesce difficile entrare in casa mia, oppure non è più nemmeno casa mia?”

Il Jackson la fissò cercando di non farsi pietrificare, ma non fu semplice, se la medusa aveva il suo punto forte nei capelli serpentini, la madre aveva nel suo repertorio parole altrettanto velenose.

“Se permetti questa è casa mia quanto casa tua, se Papà avesse saputo con quale animale ti saresti risposata dopo la sua morte, non ti avrebbe lasciato nemmeno la metà di niente.”

Sua madre continuò nelle sua faccende domestiche, come se in ogni cassetto che riordinava trovasse ottime motivazioni per trovarsi lì.

Stanco di vederla trottare intorno a lui, Nicola prese coraggio, ma evidentemente sua madre doveva averlo già riposto nel giusto armadio e si trovò a balbettare un:

Avresti una sigaretta?”

La madre, già sulla porta, rispose un secco:

“Ma tu non avevi smesso di fumare? Era tra le poche cose che ti era riuscito di fare, ma evidentemente ti è venuto male anche questo.”

Il Jackson non fu sorpreso della risposta negativa, anche se una risposta così negativa sinceramente se la sarebbe risparmiata ben volentieri. Cambiò immediatamente discorso cercando il famoso”Dialogo”.

“Io Mercoledì vado in America con i ragazzi, te lo dico cosi ora lo sai e non chiami ‘Chi l’ha visto?’

La madre lo guardò come se avesse capito proprio in quel momento un indovinello dopo anni di logorio mentale.

“E cosa andresti a fare in America con i compagni di merenda? Ma soprattutto con quali soldi pensi di andarci? Io non ti do più una lira.”

Nicola fece una pausa alla Celentano per cercare dentro di sé una risposta matura, ma alla fine le sue parole suonarono come la picca di un bambino:

“Cosa vado a fare in America sono cavoli miei e se permetti ci vado con i soldi della Vendemmia”

“Ma se dopo 2 giorni ti hanno mandato via?”

“Mi hanno dato dei soldi proprio perché non mi facessi più vedere, cara mammina”

“Va beh, cosa vuoi che ti dica più di quello che ti ho già detto in tutti questi anni…io me ne vado, se ti balenasse l’idea di farti vedere a casa qualche volta, anche Giorgio ne sarebbe contento.”

 

Dopo aver sentito quel nome Nicola prese le spalle e le girò, diresse i suoi piedi verso il bagno, aperta l’acqua della doccia si fece scivolare odio rancore e shampoo .

Sua madre strizzò gli occhi per non piangere, prese il borsello e ne estrasse 200 €, li mise sotto il telefono e se ne andò come era venuta.

 


postato da: galloz alle ore 13:45 | link | commenti (3)
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