III CAPITOLO: come un bagno acustico
“ Primo, entrammo in un locale
che diceva e non diceva: ANNa!!!!
Soprattutto lei non mi parlava
Non voleva stare li a guardare
La lasciai a lievitare.
Secondo ci sedemmo a
Sbagliando le accoppiate
Il copione era tutto nelle occhiate
Si leggeva nella sua mente che
Ormai non c’era più niente.
Non ce la facevamo più
Non ce la facevamo più “
-Marlene Kuntz , 1,2,3 , CATARTICA 1994-
Puria fini di prepararsi verso le 10 e25 si fece un caffè lo prese si lavò i denti agguantò Matteo e si incamminarono verso il locale.
I dubbi assalirono Puria , ma non perchè le due si sarebbero viste (o forse era anche quello) ma in quanto sapeva che allo stesso tavolino si sarebbero seduti due facce della stessa medaglia della vita di Puria.
Una quella di Adriana tutta latte e miele, come se con lei avesse vissuto nella casa di Hansel e Gretel.
Po c’era Anna , con lei era tutt’altra persona, era il beat della situazione, l’uomo dalla sigaretta sempre piegata che non dice mai di no ad un caffè.
Per fortuna questo flusso di coscienza stava per finire e con lui anche il percorso che li divideva dal Pub
Quando arrivarono li c’era solo Adriana che salutò di malavoglia Matteo.
Adriana era già pronta alla battaglia e ancora non sapeva cosa l’aspettava.
Si misero a sedere, iniziarono a bere le pinte gelate, , Anna non si faceva vedere, attorno a loro c’era la musica avvolgente di un gruppo che ricordava molto i Who , l’aria si faceva pesante le domande di Adriana si facevano sempre più difficili, e alla terza pinta fu quasi impossibile risponderle.
Puria decise di andare in bagno, in cerca di un sollievo fisiologico.
Al tavolino c’era ad attenderlo Anna che lo baciò nel posto più vicino alla bocca che non fosse la bocca. Sguardo di Adriana. Luci soffuse. Anna gli fece domande a proposito della sua sparizione dal corso di Cinema, e continuò a chiedere e a parlare senza freno sui giorni passati. Secondo sguardo. Altra Birra per Puria.
Le chiacchiere se ne andavano via come i bicchieri e sarebbe stata una serata piacevole se solo Puria non si fosse voltato verso la sedia di Adriana.
Li al posto della sua ragazza trovò un bronzo di Riace sbronzo di birra analcolica, cerco di lanciargli un bacio, ma si infranse nella barriera di Incubi che stavano tutti venendo a trovare Adriana nella stessa sera.
Si inventò una scusa pessima per andarsene , Puria la inseguii , dopo un breve battibecco e con l’ultima parola di Adriana si lasciarono…. Sguardo di Anna.
Altra birra per Puria.
Matteo se ne era andato a vedere lo special sugli Slayer.
Rimasero Puria e Anna che discussero per quasi cinque minuti di Arancia Meccanica e si baciarono per quasi un’ora. Sguardo del cuoco Persiano nella mente di Puria . Ennesima birra.
Dopo che l’uomo più ubriaco del west aveva cantato per quasi mezz’ora My Way , sul tavolo del Downtown decisero entrambi che avevano toccato il fondo e si diressero verso casa .
Il tragitto fu più lungo del previsto si baciarono si spalmarono tra di loro come due fette di panenutella e prima che il giorno facesse capolino riuscirono a rinchiudersi in casa dell’uomo Guinness.
Quando si distesero sul letto Puria era praticamente svenuto .
Sguardo di Anna che sposta una lettera sulla scrivania.
Dopo che l’insano gesto era compiuto, Pù senti che la testa o il Supertele che si ritrovava gli girava tutto, aspettò un po’, ma la sensazione di post-autoscontri si intensificava sempre di più.
Con le ultime forse che aveva si gettò come un soldato in trincea verso il bagno. Non sentiva più niente, anzi qualcosa sentiva ma era come se il suono fosse più distaccato come in playback , anzi come in un concerto acustico, era come in un bagno acustico.
Vomitò anche ciò che non aveva mangiato . Sguardo del cuoco Persiano.
IV capitolo
“A night like this”
La notte viaggiava veloce come un highway di Lynch e non c’era dubbio che Puria non avrebbe mai più bevuto, non avrebbe più tradito Adriana e non avrebbe fatto un altro milione di cose, ma non c’era dubbio che anche tutte queste promesse se ne sarebbero andate con il mal di testa l’indomani mattina.
Ma quella notte era strana , non era una notte da lupo solitario, sembrava navigare in un mare di incertezze e in un lampo di lucidità pensò che: <<Ho vent’annimidiconochedovreigiàesserequalcunoeandareinunsenso,smetterediscegliere gliincrocieiniziareadondolarminell’altalenadellavita,unenormescalamobilechemiriportialmiopassatoeviadiliaifantasmichesonostatocomeinunraccontodiDickens.sidovràparlarealungodellafelicitàdellemontagneininvernoedelleenormirivoluzionichedobbiamoaccettarepercapirechisiamo>>
Si alzo per prendere un bicchiere d’acqua, si mise i calzini e entrò in cucina , aprii il frigo si girò e li seduto alla sua tavola c’era Ian Curtis.
Puria richiuse il frigo prese un bicchiere si girò nuovamente e a sedere in una sedia della sua tavola c’era Ian Curtis , il cantante dei Joy division.
Lo salutò balbettosamente, cosa dire cosa fare ma non era morto questo pensò Puria in una frazione di secondi dopo di che il Sig.Curtis aprii la bocca e disse ….<<Qui, qui tutto è un mio progetto,
Qui, qui, ogni cosa è tenuta dentro,
cosi corri un rischio ed esci
Le tue speranze, i tuoi sogni, il tuo paradiso
Eroi, idoli squagliati come ghiaccio.
Qui, qui, ogni cosa è tenuta dentro…..
E se ne andò, come all’ultima canzone di un concerto e cosi anche Puria rimase con le luci che si riaccendono gli uomini che iniziano a smontare la strumentazione e gli scambi opinioni con i compagni convinto come ogni giovane stella che da domani niente sarebbe stato più lo stesso.Si sedette, si fumo una sigaretta che non gli andava affatto fisso per un po’ la vetrina della credenza come a cercare un simbolo , un aiuto cosi corri un rischio ed esci cosi corri un rischio ed esci cosiii… bisognava cogliere il messaggio altrimenti ci sarebbe stato solo un altro inverno……
Non so più che fine abbia fatto il nostro studente preferito, per un periodo le leggende metropolitane dicono che si sia dato alla droga pesantemente, altre voci lo vogliono in India fondatore di una religione basata sul puro suono industriale ma chi gli ha voluto veramente bene come il sottoscritto se lo immagina in qualche paese dell’America del Sud come della Mongolia a cercare se stesso o un pacchetto di sigarette o un album rarissimo dei Television a e in fondo credo che stia cercando la stessa cosa…..
UN BAGNO ACUSTICO cap 1,2.
Che strano, erano le otto del mattino e non si sentiva ancora odore di sigarette, caffè troppo riscaldato, docce
appena lasciate e sbadigli pesanti di sere finite troppo tardi, questo stava pensando Puria nel caldo del suo piumone doppio strato.
Anche quella pace prima o poi sarebbe dovuta finire e niente sarebbe più stato lo stesso.
Come ogni mercoledi Puria aveva terminato il suo turno più duro da Mc Donald quello che va dalle 2 di notte fino alle 6 del mattino , il turno in cui ti becchi tutti i giovani Big Mc Menù sotto fame chimica ,e verso un quarto alle 6 devi iniziare a sfamare gli instancabili lavoratori della notte.
Era rientrato a casa con il 27, il primo di una lunga giornata, aveva discusso con Paolo il suo Autista preferito come ormai da 2 anni di “Versus” e si erano lasciati come ormai da 2 anni ognuno con le proprie convinzioni sul album dei Pearl Jam. Con gli occhi chiusi aveva aperto la porta di casa , si era tolto le scarpe e con gli stessi abiti con cui aveva iniziato la giornata la stava concludendo nel proprio letto.
Verso le 16:30 decise che il suo riposo poteva anche finire ma da li ad essere pronto ad affrontare il mondo passarono ancora una quarantina di minuti.
Finita la fase r.e.m del suo cervello dopo essersi sciacquato il viso almeno una ventina di volte si avviò con passo spaghetti- western verso la cucina, li c’era un messaggio firmato Adriana la donna che soleva dormire con lui.
La lettera era tenera come un formaggino Mio e dopo una lunga e melensa serie di baci virtuali c’era l’ora dell’appuntamento che si erano dati due giorni prima : “2e30 alla mensa di Via Zamboni.
Puria con la sua solita calma tibetana si diresse verso la segreteria telefonica notò i 15 messaggi non risposti e si fece un caffè.
Il sogno di Puria era di riuscire a fare il caffè perfetto, un caffè buono, arabico e dolce in assenza di zucchero, un caffè che fosse come era lui insensibile al margine della vita.
E il telefono suonò per altre cinque volte.
Mentre era sotto la doccia Puria pensò al suo non rapporto con Adriana e gli vennero in mente le parole di Baudelaire sulla coppia :<<Anche se i due amanti sono innamoratissimi e colmi di desideri reciproci, uno dei due sarà sempre più calmo o meno ossessionato dell’altro. Uno dei due è il chirurgo o il carnefice; l’altro il paziente, la vittima>> .
Quanto si sentiva carnefice con Adriana, Adriana una ragazza per cui molti si sarebbero giocati l’esame di Estetica e lui la lasciava attendere davanti ad una mensa insana , lei che lo aveva già presentato ai suoi , che lo chiamava un giorno si e anche l’altro ;
era la sua vittima o almeno era la vittima di tutto ciò che Puria non era mai stato; una persona responsabile, una persona da cenettina- vhs-e sesso fin troppo sicuro.
Puzzava tutto di vecchio per il nostro eroe chimico, l’università a cui chiedeva un lavoro , gli amici a cui chiedeva novità sempre fresche, le donne a cui chiedeva una camicetta da uomo.
Ma in tutto questa disperazione post-punk c’era un angolo, un ritaglio in cui piaceva rinchiudersi ed era a meno di mezz’ora da Pianoro, ed era la famosa Radio Lilliput in cui Puria lavorava per la gloria e per un rifornimento molto ampio di cassette e cd.
Ed era li che adesso sarebbe andato a condurre il suo spazio che poteva essere in un tranquillo 15-16 del pomeriggio o nella notte delle 2-3.
Puria da buon vecchio romantico e piccolo decadente preferiva l’orario notturno , anche se sapeva benissimo che in quell’ora raggiungeva l’audience più basso che ogni radio avesse registrato , ma era da li che la sua voce rimaneva immortale , li incastrato tra RainDogStanzeJim CarrolCatarticArabStrapNieInchNailsDelgadoSong: OhiaGreatfulDead e foto di ragazze che non avrebbe mai conosciutoWillOlman PascaleComelade rasoi elettrici sigarette rotte a metà e libri che chiedevano aiuto agli editori, Puria era sincero e commovente come le locandine di film passati.
Verso le 18 finito il pacchetto di sigarette Puria si diresse verso il distributore automatico di Porta S. Mamolo , adorava camminare anche se non lo faceva mai,
prima di prendere le sigarette si fermò al bar a prendere un caffè e una lezione di vita dai tanti maestri di strada che riempivano quella taverna, ma non era come essere nella Parigi degli Impressionisti e velocemente si diresse verso l’uscita schivando a malapena le citazioni da GazzettaTuttosportStadio.
Inserii le 5600 da contratto e li mentre attendeva un resto che non gli spettava si impaurii di come ci fosse un qualcuno non per forza un dio che decidesse il palinsesto delle sue giornate come un Pippo Baudo ma molto più mistico.
Le sue giornate diventavano tutte uguali ed era come sfogliare una guida Tv con un solo canale, niente male per un ragazzo di appena 22 anni.
Il passato diventava futuro e il presente qualcosa di stabilito, pensava a tutte le domeniche che non volevano svegliarsi mai, e quando lo facevano lasciavano il mondo senza colori come in un film anni ’50 , anche i sogni assomigliavano sempre più alla vita che stava conducendo, non faceva altro che accendere un festa , spegnerla e riaccenderla nuovamente , erano anni ormai che cercava città che non esistevano e poi cos’era quella visione che aveva spesso: lui che guidava un enorme bruco , ma senza briglie , conficcando le mani nude dentro la carne del grande insetto per tenersi in sella, non capiva non cap……………….. .
Dopo essersi perso dentro di se decise che doveva diventare uomo, anche se a piccoli passi, si distese verso via Zamboni alla ricerca di un perdono che non era poi così sicuro di volere, quando arrivò davanti all mensa li ad aspettarlo non c’era Adriana bensì Giovanna D’Arco di fronte al tribunale del’ Inquisizione che continuava a
chiedere perché di tante cose a cui Puria non avrebbe dato importanza nemmeno davanti ad un mondo perfetto.
Era inutile, l’uomo che si era lentamente costruito in Viale Aldini ,e consolidatosi in Via D’Azeglio era morto alla fine di Piazza Maggiore e con lui la speranza di chiudere una storia che non aveva e non avrebbe avuto senso.
Ma era comodo avere una come Adriana , quando gli amici non c’erano, la radio era chiusa e tutti i portatori di felicità erano montati nelle gazzelle che li portavano al paradiso blu.
Era giunto il momento di mettere un punto nella sua vita e Puria si limitò a scrivere una triste virgola, chiese scusa ad Adriana e si mise in croce, e in tutti i modi in cui era possibile essere colpevoli e martiri allo stesso tempo.
La discussione si protrasse all’osteria del 15 dove i violini zigani viaggiavano ad una strana intensità drum’nbase , il cuore di Adriana si ritrovò in una specie di Nirvana quando sotto il piatto di tortellini in brodo Puria aveva scritto la poesia “Paris by Night” tutto sembrava finire come una puntata di Uccelli di Rovo in versione Emiliana, ma gli occhi del cuoco Persiano impensierirono Puria fino all’1e 20 , poi alla televisione arrivò Enrico Ghezzi e non ci fu più spazio per la preoccupazione.
II capitolo: oscillazioni brevi, ma intense
Nel corpo di Puria mentre faceva sesso con Adriana c’erano vibrazioni brevi, ma intense e questo lo faceva sperare sognare che tutto questo avesse un senso e non un 20 minuti che intercorrevano tra una breve pulizia del letto e una sigaretta.
Parlare dopo averlo fatto era straordinario, perché nella mente di Puria , c’era ancora quello strano pizzicorio, intervallo mentale, nuvole di pensieri che tirava fuori come a concludere un film, erano i titoli di coda di una notte, di un pomeriggio, di una mattina che sembravano infiniti .
Anche quella mattina Puria si alzò prima di Adriana, si rese conto in un vortice di pensieri-parole –emozioni , cosa aveva fatto l’altra sera e si fece un caffè, non venne un gran che fuori da quella vecchia Bialetti, si mise di fronte allo stereo e mise un “Man on the Moon” .
Rientrò nella sua stanza , alzò piano piano le persiane e da fuori filtrava una luce che puzzava di una e un quarto e fu proprio quella luce a svegliare Adriana che si buttò subito tra le braccia di Puria che fu quasi soffocato dalla stretta della ragazza e dalla sigaretta che aveva in bocca.
Si baciarono come i due innamorati della panchina e si gridarono senza parlare la felicità degli attimi come questo.
Le chiese un caffè, e al primo cenno si volatilizzò a prendere una tazza in cucina, al suo ritorno il nostro eroe non trovò la stessa donna , era diventata una suffragetta in meno di quindici secondi, e tutto ciò comportava una marea di discorsi a cui Puria a quell’ora di mattina avrebbe preferito una mazzolata nei gioielli di famiglia.
Era inevitabile che quelle discussioni portavano Puria in una specie di catarsi nei confronti dell’Adriana , ma non riusciva a dargli peso , rispondeva come un cristiano che riceve il corpo di Dio, era un incassare continuo , in quel ring di panna montata c’era solo da evitare le ciliegine senza farsi troppo male e questo Puria lo aveva imparato dopo alcuni mesi di apprendistato.
La cosa più bella della mattinata fu l’arrivo nel climax della discussione di Matteo il compagno di casa di Puria , un gran ragazzo, fissato con il grunge e Thomas Milian.
Non era certo uno psicologo dell’amore ma riuscii anche quella volta a liberare Pù da una bella Addormentata che aveva fatto le ore piccole.
In teoria questi ragazzi si sarebbero dovuti odiare , ed invece si adoravano a vicenda , discutevano di tutto ciò che non avesse un senso nella vita pratica e questo li rendeva immortali come Highlander con l’invicta.
Certo è che quando Adriana se ne andò nel suo volto non c’era scritto “chiamami”, ma fu proprio quello che Pù fece non prima della giornaliera puntata dei Simpson, di un altro caffè, una sigaretta e 3, o 4 brani di “London Calling”.
Mentre telefonava ad Adriana si rivide il Flash dell’occhiata del cuoco Persiano all’osteria del 15, e un brivido di paura gli attraversò la schiena, decisero che si sarebbero trovati verso le 22.30 davanti al “DOWNTOWN”.
Mentre Puria stava pensando nello stesso momento alla teoria dei quanti, al mito della caverna di Platone , al teatro e al suo doppio , il telefonò squillo e all’altro capo c’era una voce che sembrava avvolgerti come solo una coperta accanto ad un camino può fare; era Claudia una ragazza che aveva fatto perdere la testa al nostro Romeo per un intero semestre, ma adesso quel sentimento sembrava affievolito, mentre dalla controparte femminile il fuoco sembrava esserci acceso.
Non c’era bisogno di un videotelefono per capire i mille ammiccamenti di Claudia , così Puria per scappare fece una scelta che nemmeno Charlie Brown nel monte di lancio avrebbe mai fatto: la invitò a bere qualcosa con lui ed Adriana.
La faccenda si complicò notevolmente, e in preda al panico convinse Matteo ad unirsi a loro per la serata….
Qualcosa di incredibilmente nuovo
Viveva come una Contraddizione, suo padre era una Certezza, la madre, un Paradosso, il fratello, una Pretesa Irrealizzabile e sua sorella era un Illusione.
Mentre lui se ne stava tutto il giorno a fare scherzi da prete, suo fratello non faceva altro che farsi venire l’appetito mangiando, mentre sua sorella se ne stava delle mattinate intere con l’oro in bocca…intanto la madre aspettava la mezza stagione invano.
Il padre tornando stanco dal lavoro si ubriacava ma non toccava le donne nemmeno con un fiore(gay latente), io che non sapevo cosa fare tutto il giorno mettevo i puntini sulle “i”.
Mia sorella decise di uscire con le sue amiche, si mise al volante sicura di diventare un pericolo costante, mio fratello che voleva andare a tutti i costi al concerto uccise il rivenditore di biglietti convinto quanto me che il fine giustificasse i mezzi.
Nei momenti più tristi della mia vita me ne andavo a pescare non prima di essermi bevuto una dozzina di caffè , non volevo addormentarmi per non prendere pesci e decisi allora di fare un po’ di sport, me ne andai a giocare a calcio con i miei amici immaginari, ma se cadevo? Se mi facevo male? Decisi allora di rimanere a casa convinto che fosse meglio prevenire che curare.
Mia madre stava male aveva un ulcera perforante, se ne stava tutto il giorno a guardare il prato del vicino e l’ulcera gonfiava. Ci trasferimmo nella casa accanto alla nostra e mia madre guari magicamente , ma dopo una settimana la nostra ex dimora fu occupata e l’ulcera della mamma torno perché l’erba del vicino era sempre più verde, la stessa sera mio padre doveva portare fuori a cena mia madre, lei si presento alle 8 davanti al ristorante, si mise a parlare con il cuoco per una buona mezz’oretta dopo di che lui decise di licenziarsi, capii finalmente che come si mangia in casa propria non si mangia da nessun’altra parte, mio padre si presentò all’appuntamento con solo 4 ore di ritardo sicuro che fosse sempre meglio tardi che mai, anche mia madre disse la stessa cosa mentre firmava i fogli del divorzio.
Divenni praticamente figlio unico e non capivo perché i miei non mi viziassero, a scuola non rispondevo mai alle domande dei professori, ma venni promosso lo stesso anche loro furono convinti che chi tace acconsente, durante l’estate conobbi una bionda mozzafiato e mi chiesi subito perché non fosse intelligente , rima si a dormire a casa sua, e li nel suo letto facemmo l’amore tutta la notte…….. disse l’attore del film che stavamo vedendo nel suo salotto…….arrivai a casa e vidi il cane che dormiva e lo lascia dormire per tre giorni poi il puzzo del pesce e degli ospiti era sicuramente minore di quello che emanava il cucciolo.
Presi la macchina andai molto veloce, arrivai in ufficio e dissi a tutti che non avevo voglia di lavorare, feci tardi la sera e non avevo più valori , ma mi dissi tanto sono giovane lo so come sono fatto.
Mio padre s’innamorò di un'altra donna, un’altra donna s’innamorò di mio padre, ci scrissi sopra una canzone, un produttore musicale mi notò, divenni una giovane rockstar, quindi decisi di drogarmi e morire presto, ma trascorsi lo stesso il Natale con i miei e Pasqua con chi volevo…….
ELOGIO DELLO STUDENTE FUORISEDE
(il giusto nome delle cose)
………………………..
Poi finalmente l’animale è in gabbia, uno strano zoo, bello, ma pur sempre uno zoo.
I primi mesi passano accompagnati da letture, visioni per prendere il passo e poter parlare di un incerto presente con voce da passato remoto.
Vieni rapito da personaggi che spariscono in una sera,e con quelli che rimangono ti ritrovi seduto in un ipotetica tavola rotonda a narrar le gesta di questi eroi metropolitani risucchiati nel vortice di chissà quali draghi o principesse costretti anzitempo a diventar cavalieri inesistenti.
Ne ho conosciuti di No- Global agorafobici che si ammalavano per protesta(influenza pacifica) ,o lavoratori seduti in osterie vergognandosi di portare a casa il pane in un mondo di nullafacenti(mentre il no-global già da tempo si nutriva di ideali).
<<E acquisti questo modo di parlare come se avessi addosso più primavere di chiunque altro.>>
Sei li, che credi di esserti ambientato, di aver creato una situazione di cui solo tu puoi vantarne l’originalità, e già sei stanco di novità.Rimetti tutto in ordine distribuendo materiali del tuo passato che credi non appartenerti più e ti stabilizzi in quel corridoio e tre porte che da oggi chiamerai casa.
Una notte ti ritrovi a cercare di accendere la macchina con le chiavi di casa, ne fai subito una metafora del tua situazione attuale senza renderti conto che il tuo unico problema oltre il libretto vuoto è dare il giusto nome alle cose.
DAL PARTIGIANO JHONNY al Talebano gnorry
La guerra in Afghanistan, che non è finita, è stata soppiantata da quella in Iraq.
, Ogni buon reality, per acchiappare il pubblico, deve essere pieno di colpi di scena, litigate furiose e amori brevi. Il Mullah Omar che scappa con una moto a due tempi era inseguito solo dai titoli di coda di questa guerra.
Nel novembre 2001, quando non rimaneva che stanare le ultime sacche di resistenza, ci fu una rivolta nel carcere di Qualo-i-jangi, (dove tra l’altro perse la vita l’agente della C.I.A Mike Spann). Naturalmente, sedata la rivolta con metodi piuttosto autoritari, la Croce Rossa Internazionale ha potuto raccogliere i corpi di più di 600 prigionieri. [fonte:Carta]
Moltissimi avevano le mani legate dietro la schiena, molti erano stati mutilati, a tutti erano stati sottratti i fucili, ovviamente poi, anche gli orologi e altri effetti personali.
Lì venne catturato quello che la stampa chiamò poi il “Talebano Jhonny”, ovvero Jhonny WalKer Lindh, un non più che ventenne americano col pallino della guerra santa.
Naturalmente la notizia fece breccia nel cuore di ogni americano. Come poteva uno di loro combattere contro quella bandiera che dall’11 Settembre in poi era diventata un leit – motiv dei telegiornali della terra?
Detenuto per più di un mese e mezzo su una nave militare ancorata nel mare arabico, Lindh è stato fatto infine atterrare il 23 gennaio all’aeroporto Dulles di Washington, in modo tale che ricadesse nella giurisdizione della corte federale del giudice conservatore d’Alexandria in Virginia, la stessa che giudicò Zacarias Mussavi.. [fonte: Associazione Paul Rougeau]
Nei Giorni 9-10 gennaio poco prima di essere rimpatriato, John venne interrogato senza avvocato da due specialisti dell’FBI, cosi che poco dopo lo stesso Walker, avrebbe firmato “spontaneamente” una dichiarazione sui giorni precedenti la rivolta nel carcere di Qualo-i jangi, per far luce anche sulla morte dell’agente americano Mike Spann.
Le versioni sulle ore precedenti alla rivolta sono spesso discordanti o confuse, gli interrogatori all’interno del carcere sono nel modello old school FBI, Spann usò metodi intimidatori anche all’indirizzo del talebano americano. L’agente così si rivolgeva ad un collega in presenza di John:”Gli ho spiegato qual è la situazione. Deve decidere se vuole vivere o morire. Se vuole morire, sta giusto per morire qui, può morire qui se vuole. Può fottutamente morire oppure può scegliere di trascorrer fottutamente il resto della sua fottuta breve vita in prigione. La decisione è sua, possiamo aiutare questo tipo soltanto se vuole parlare con noi.” [fonte:ASS. Paul Rougeau]
Il 2 ottobre 2002, 11 mesi dopo la cattura, John( in pieno rimorso) viene condannato a vent’anni , le accuse sono di sostegno al regime talebano e trasporto di Esplosivi.
Cercano di imputargli la morte di Mike Spann, ma non ci sono prove. Inizia a collaborare sostenendo di aver saputo che Bin Laden progettava l’attacco alle due torri tre mesi prima dell’undici Settembre, ma è difficilmente sostenibile, ma in linea di principio, il talebano americano potrebbe cavarsela con otto anni. [fonte il “Foglio” –Marzo2002]
In mezzo a questa ennesima sotto-storia torbida, che solo un conflitto può generare, emerge il difficile passato del ragazzo.
Si dice che abbia scelto la religione islamica dopo aver visto il film di Spike Lee Malcom X, o più probabilmente come reazione al divorzio della madre dal padre. Quest’ultimo, avvocato progressista di S. Francisco, convive dal 1999 con un uomo.
In una moschea di S. Francisco, conosce l’uomo d’affari pakistano, Khizer hayat e con lui nasce una storia d’amore.
L’uomo lo indirizza in Pakistan, a Islamab dove John conosce il Mufty della madrassa Mohammed Iltimas Khan, di cui si invaghisce. Quest’uomo che ha un forte ascendente sul ragazzo lo convince ad unirsi all’esercito talebano nell’imminente guerra santa contro gli U.S.A. [Fonti: Allegations, America Attacked-Time magazine]
Il resto è storia, o meglio storia contemporanea, e delle vicende private del ventenne americano ci romane ben poco. Sarebbe quindi meglio riflettere che in realtà John Walker Lindh non dovrebbe essere trattato come un criminale, ma come un prigioniero di guerra, per cui secondo la convenzione di Ginevra dovrebbe essere rilasciato al termine delle ostilità, ma questa è ancora un'altra storia, una storia che solo gli Stati Uniti scrivono da anni.
