“E’ molto più difficile far ridere che far piangere, figliolo”,
Mia Madre di fronte ad una puntata di Porta a Porta.
Il mio padre bolognese,(quello sulla destra con gli occhiali) invece oltre a far fatica nel riconoscermi come suo figlio, sostiene che mi crogiolo troppo nel mio personaggio, perdendo cosi il restante mondo intorno a me, o almeno, mi è sembrato abbia detto cosi.
.Dargli torto sarebbe praticamente impossibile, indi l’unica cosa da fare è fargli accettare questa mia inclinazione naturale all’ironia sfidando senza limiti di peso ogni categoria dell’ antica arte della comicità.
Bisogna leggere le regole prima di partire, come in ogni buon gioco da tavola:
1. A differenza del tragico che è un sentimento universale, la risata è indissolubilmente legata al tempo, alla società, all’ antropologia culturale, e in alcuni casi alla qualità delle droghe a disposizione.
2. La risata è con voi e non di voi.
3. Mescolare ben bene e cuocere il tutto a bagnomaria.
Secondo Aristotele il comico sarebbe tutto ciò che è fuori tempo e fuori luogo, cosi magari capite il perché del proliferare di tante battute sulla politica. Emerson detto il Puma cercò di perfezionare questa teoria inventando il Gas esilarante, ma fu un successo di breve durata, almeno quanto la bombola. Chi invece fece della comicità una propria filosofia fu Bergson, che in un saggio di inizio 900, sostenne che il riso, essendo indissolubilmente legato alla condizione umana, portasse chi facesse uso della gag comica ad un altro sentimento: l’empatia. Cosi capite perché tutte le gnocche di questo mondo sostengono di voler accanto a sé “un uomo che faccia ridere”…oh, tutti comici ‘sti calciatori!!!
Ma addentriamoci nella sfida.
Ci sono due discipline della comicità in cui l’umorismo si divide come se fosse una specialità olimpica, ma non come il curling, quello per me non è nemmeno uno sport è più una faccenda di casa.
1. Il cabaret, in cui i suddetti cabarettisti devono, attraverso un ritmo sostenuto, coinvolgere lo spettatore nella risata entro un tempo limite.
Esempio:
“Qual’è il segreto della…”
“Rapido, devi essere rapido”
(Daniele Luttazzi, in un'intervista)
Luttazzi, come il sottoscritto, utilizza spesso la tecnica dell’Anticlimax, ma io mi fido più del preservativo.
2. L’ Umorismo involontario è invece l’altra disciplina della comicità.
Per intendersi è quello troppo spesso abusato nella nuova commedia all’italiana, in cui si prova a nascondere sketch triti e ritriti tra kili e kili di cosceculitette. Tra i film che utilizzano tale tecnica è da annoverare "La dottoressa ci sta col colonnello" dove Lino Banfi riesce a centrare dalla distanza la bocca del giovane Alvaro Vitali con una fragola.
esempio:
L’altra mattina mentre andavo al lavoro, ero, come mio solito, sovrappensiero e, noncurante di un cieco che attraversava la strada, ho attraversato sopra il suo bastone: tipico di loro ciechi ..attraversare cosi alla cieca.
Fattostà che il bastone orientativo è andato in pezzi. La gente si è fermata prima a ricostruire la scena e poi a guardarmi come se fossi il Pacciani. Ho raccolto i pezzi del bastone in fretta e furia e li ho riconsegnati alla persona non vedente. Mi sono scusato e sono scappato a nascondermi.
