L’altra mattina per un incredibile evento astrale , mi sono alzato prima delle nove, in largo anticipo su un bel niente da fare , ho acceso la tv e ho incrociato Happy Days,il mitico telefilm americano che ha fatto sognare milioni di ragazzi .Certo guardarlo con gli occhi maturi e ragionati di molte primavere dopo, mi ha portato ad una di quelle riflessioni che ritrovo spesso nei testi della destra Hegeliana:
Ma sarò diventato fico quanto Fonzie?
Arthur Fonzarelli, il meccanico piacente che abitava nella mansarda dei Cunningham, è stato senza dubbio un modello di riferimento per il pezzo d’uomo che sono diventato. Purtroppo la mia vita alla soglia dei 30 non mi appare brillante e avventurosa come quella del Fonzie, un imbarazzante paragone tra me e lui a questo punto della vita risulterebbe più o meno cosi:
Gallo:Con un dito scarica un mp3 dei Tokio Hotel inzuppato di Virus.
Fonzie:Schioccando le dita una ragazza avvenente si struscia a lui.
Gallo:Schioccando le dita si frattura un pollice.
Fonzie:Un bar ha dato il suo nome ad un panino.
Gallo:Uno psichiatra ha dato il suo nome ad una malattia.
E non continuo giusto perché il Gallo sono io, ma gli esempi potrebbero essere tanti altri.E’ indiscutibile quindi che dopo una rapida analisi arrivo ad affermare che mi sono più avvicinato a Richie che a Fonzie, almeno con lui lo vincerò il confronto o no?
Richie Cunningham: Lasciato Happy Days inizia la sua carriera di regista
Gallo:Lasciato Happy Days inizia con Supercar
Richie Cunningham: Si sposa con una scrittrice di successo.
Gallo:Una volta usciva con una salumiera vegetariana.
Richie Cunningham: Nel 2001 riceve l’oscar per la regia di “A Beautiful mind”
Gallo: Nel 2005 riceve la sua prima tessera Coop.
A che ora inizia O.C…….
In alcune parti del mondo si usa ancora combinare i matrimoni, che è come incrociare due bastardi sperando che nasca un cane di razza.
Nonostante ciò,l’idea del matrimonio combinato può avere un suo perchè; peccato che venga spesso offuscato dalla stampa progressista, sbandierando al vento il vessillo delle libertà individuali.
Se fin dalla nascita sapessi di essere già promesso in sposo ad una donna, tutte le altre relazioni funzionerebbero meglio:
1) Non ci sarebbero aspettative da entrambi le parti.
2) Il sesso sarebbe in qualunque modo sicuro.
3) Non ci sarebbero inutili complicazioni tipo: ”Sai cara ti sto tradendo con mia moglie”.
In India, ad esempio, all’età di dodici anni ti presentano tua moglie, poi ti spediscono in un paese occidentale, e se lì riesci a tenere aperto un minimarket per 6 anni, allora puoi finalmente sposarla.
Se anche in Italia fosse stato così, Non è
Pensa se in seconda media fosse arrivato mio padre con una ragazzina dicendomi:
Mio Padre: “Salve figlio non ereditiero, questa è Ambra la tua futura sposa”.
Io: “Ma Babbo non abbiamo niente in comune tranne il fatto che ad entrambi piacciono gli uomini e il tuca tuca”.
Riprendendo il discorso (se possibile) spesso si ha la pretesa di dire cosa è giusto e cosa non lo è, di dover mettere il discutibile tra virgolette oppure non accettarlo proprio. Rido e piango dei matrimoni in generale, combinati bene o combinati male, ma più vedo le persone stare insieme e più si fa difficile capire cos’è che funziona e cosa non va. Quindi non crediate che il matrimonio sia il photoshop dei difetti del vostro partner o la soluzione dei vostri problemi, io ad esempio faccio difficoltà a mantenere un rapporto serio e duraturo anche con una pianta grassa, ma almeno capisco che se la tengo troppo stretta punge…e fa male.
Ora mi domando e dico perché non possiamo importare la democrazia invece di esportarla, spesso fallata e made in Taiwan?
Questo post è dedicato a mia sorella che ha deciso di sposarsi nonostante me e il Partito Democratico.
La mia smania di possedere un ottima tecnica letteraria, mi porta molto spesso a fare delle scelte diciamo discutibili come ad esempio cercare di rivivere la vita dei grandi scrittori. Tutto questo sperando che dal loro vissuto anch’io possa trarre ispirazione per le mie opere, che in pratica è come credere che per fare una marmellata si debba vivere come un frutto.
Fatto sta che, volente o nolente, anch’io ho letto Bukoswky e bevendo come lui, ho creduto di riuscire a scrivere decentemente. Il miglioramento creativo non c’è stato, in compenso il mio fegato ha imparato a scrivere: BASTA.
Capito che non avrei mai potuto reggere gli standard alcolici del maestro sono passato alla sua seconda passione: le scommesse sui cavalli.
La prima cosa che mi ha affascinato dell’entusiasmante mondo delle corse ippiche è il nome dei cavalli. Mi sono innamorato immediatamente di “Cavallo Basso” ho pianto per ”Lacrima Facile” e alla fine ho gridato O’Capitano mio Capitano per incitare ”L’attimo fuggente”.
Appena inizi a capire come funziona la tris ti appassioni in automatico anche per i tuoi compagni di viaggio.
Accanto a me ad inveire contro i quadrupedi al trotto c’è un campionario di umanità che rivaluterebbe senza dubbio tutte le teorie di Lombroso e anche qualche puntata di C.S.I.
Accanto a me, ogni pomeriggio, siede :O’ Professore, ex insegnante di Liceo col vizietto per il terno secco.
Alla sua destra c’è L’Albanese, campione baltico di mano morta.
Ma il pezzo indubbiamente migliore di tutto l’arredamento della sala scommesse è Sandrone detto Lo Scosso, ex pugile, ex esattore dei tributi ed ex cavia per creme vaginali.
Lo scosso ha solo due strane abitudini: scommettere sulle corse già finite e pretendere il pagamento in lire.
Indubbiamente questo mio nuovo hobby ha incentivato in me una sana voglia di scrivere, ho già finito due libretti…degli assegni.
Ma si sa l’arte ha un suo prezzo che, per quanto elevato, va pagato.
E' solo al termine della corsa che capisci che partecipare non conta un cazzo…e vincere è l’unico modo per rigiocare ancora.
(Varenne)
