La premiata ditta Gallo & Gallo è lieta di presentare il primo post net-cubista della rete. E’ un gioco certo, un esercizio letterario, ma a decretare la continuazione di questa sperimentazione sarete voi avventori dei blog, con i vostri giudizi e consigli.
Le regole, semplici. Ci siamo dati un tema, comune a entrambi, e non ci siamo parlati sull’argomento. Ognuno di noi ha sviluppato il tema da solo, lo scopo è quello di capire come uno stesso evento può essere visto da punti di vista diversi.
Il post appare in entrambi i blog, agli indirizzi http://puntadipiedi.splinder.com (Filippo) e http://www.traumfabrick.splinder.com/ (Matteo).
Buona lettura!
Giusto ieri sera il mio coinquilino Atreyu, mi ribadiva che per lui non è importante che io non gli apra l’ultimo numero d’Internazionale appena arrivatogli per posta. Atreyu essendo un ragazzo piuttosto intelligente mi riconosce la volontà di non distruggergli un feticismo (quello di togliere il cellophane dall nuovo numero d’Internazionale), ma continua a sostenere che non è importante. Io non lo faccio come per altre cose che non faccio,non solo per il cattolico motivo di :”non fare ad un a persona , quello che non vuoi che venga fatto a te” ma anche, perché credo che dietro ad un gesto seppur inutile e pieno di routine ci sia un meccanismo che smuova nel tuo cervello una serie di feticismi che poi fanno della vita quell assurdo circo di ricordi di cui indolentemente adoriamo tutte le repliche.
Uno dei miei feticismi “d’autore”è indubbiamente legato al fratello ingegnere, con cui ho condiviso camera, puzzo di piedi lacrime e risate e la ben nota chiusura serale delle serrande.
Per capire meglio cosa sta dietro alla chiusura serale delle serrande è bene che vi spieghi la disposizione dell ex-camera dei fratelli Gallo.
Ci sono due letti, uno incastrato fra due armadi subito dopo la porta,e quello è il mio letto, poco più avanti in posizione ottimale rispetto al televisore c’è il letto di mio fratello , in mezzo alla stanza troneggiano le scrivanie, sempre piene di oggetti e quindi inutilizzabili. In mezzo alle scrivanie , si trova la porta che da sulla terrazza. Questa porta insieme alle due finestre laterali può/deve essere chiusa da delle serrande a scorrimento come quasi tutte le porte-finestra del mondo. Fin qui tutto bene direbbero nell’ Odio, ma il problema si creava nel momento in cui entrambi pigiamati e ben circondati dalle amorevoli coperte di mammà, al momento di dover chiudere proprio quelle serrande. A questo punto, con un semplice gioco di sguardi tra me e mio fratello si apriva l’eterno dibattito facilmente descrivibile con questa semplice domanda:
“A chi tocca chiudè le serrande ?”
Questa domanda era solo l’apripista per un confronto all’americana tra due simili della stesso sangue colpevoli entrambi di un ben noto capo d’accusa:l’indolenza
Con gli anni ho dovuto imparare che le cose si fanno e basta senza un motivo apparente senza un “ieri le ho chiuse io”,riducendo i rapporti ad un normale e molto meno originale rapporto tra adulti. La cosa fantastica erano i vari motivi che spingevano un fratello a credere che l’altro fosse più in dovere di lui di chiudere le serrande
1.L’intramontabile: “Vedi che io le ho chiuse ieri”
In diciotto anni di “coinquilinaggio” con mio fratello nessuno dei due si è mai preso la briga di mettere su carta un calendario effettivo delle chiusure di ognuno dei singoli contendenti.
Questo, negli anni universitari mi ha reso impossibile comprendere l’accendersi di forti dibattiti sullo stilare o meno un ordine delle pulizie di casa e comprendere tanti altre piccole idiosincrasie nei rapporti di coppia.
Panta rei o Panta ni
2.Duke’s of Hazzard stylin
Quando c’era complicità tra me e mio fratello, attendevamo in maniera ipocrita la buona notte da uno dei genitori e sfruttavamo lo slancio d’affetto per slanciarli verso le serrande.
3.Chiudere per dimenticare.
Va detto per onor di cronaca che il mio rendimento scolastico era decisamente molto inferiore a quello del fratello ingegnere,anzi il mio rendimento scolastico era inferiore e basta. Questo mi riduceva in una sorta di servilismo atto a far dimenticare le delusioni provenienti dai numeri spesso inferiori al 6, tra le varie mansioni che svolgevo in casa per far rialzare le mie quotazioni di membro della famiglia c’era anche quello di chiudere le serrande : Questa mia condizione a onor del vero non durava più di tre giorni ,forse una settimana proprio quando i voti erano troppo simili alle temperature invernali.
4.Visto che sei in piedi…
Questa era la condizione che doveva aprirci gli occhi sulla nostra straordinaria capacità di rendere un semplice gesto come un impresa eroica. Molto spesso uno di noi due si doveva alzare dal letto per andare al bagno per rendere il giusto merito alla propria prostata, ed era in quel attimo fatale che l’altro ancora ben saldo sul proprio letto pronunciava l’eterna frase:”Visto che sei in piedi, perché non chiudi le serrande…
E non vi sto a narrare le truculente storie di offese personali, botte da orbi,e cose al limite del comprensibile che sono scorse tra quei due letti per questo futile motivo.
Ma ad esser sincero ora che questo è diventato realmente un futile motivo mi ritrovo a chiudere le serrande senza più pensare a niente ,facendolo e basta rendendo seriamente quel gesto, solo un semplice gesto. Diventerei pure malinconico ma ho scoperto che poi c’è gente al mondo a cui mancherà pure Emilio Fede e il Digitale terrestre ,quindi chiudo gli occhi e lascio le serrande aperte come quando ci credevamo troppo orgogliosi e splendidamente stupidi.
