Quando Nicola si trovò di fronte la sua segretaria con un cellulare per orecchio capì
che quel viaggio seppur strampalato era più che necessario.
Entrò in quell’ufficio, con la consapevolezza di non aver alcun affare da seguire, ma di avere comunque un ufficio cosicchè potesse rispondere a tono a chiunque lo tacciasse di far la “bella vita” .
Prese Vanity Fair, distese elegantemente le gambe sul tavolo e fu pronto per quella ennesima pantomima.
Irruppe senza bussare la sua segretaria.
_Buongiorno Nicola le ho portato il solito cappuccino con latte di soia e guaranà
_Grazie Carla appoggialo pure li.
_Le volevo ricordare che domani ha una giornata piena, cercherò di spalmarle gli impegni in modo che riesca a trovare un break per un brunch con i suoi genitori.
Nicola staccò gli occhi dalla pagina dei gossip, stiracchiò le gambe e venne giù dritto:
_Mi deve trovare qualcosa più di un break per domani, visto che in mattinata parto per gli States, e avverta mia madre che passo oggi a pranzo
La segretaria ebbe un mancamento seguito ad un ribaltamento gli occhi e ad un nervosismo simile a quello di willy il più noto dei coyote , poi trattenne il fiato per un secondo , infine , per rispondere cercò lo Zen dei tibetani pur trovando solo qualcosa di simile all’ ora et labora benedettino:
_E non mi avverte nemmeno di questo imminente viaggio ???
Si tratta di quel contratto per le olive ascolane???
Nicola in un attimo si ritrovò dalle assolate spiagge della Florida alle olive di Ascoli, traumatizzato rispose:
_No
_Allora forse dovrei essere aggiornata su alcune novità rilevanti ?
Era tipico della sua segretaria eccedere con i tecnicismi per soddisfare la sua naturale curiosità di donna
_Senta Carla me ne vado solo per qualche giorno
Il mistero s’infittiva ,ma nonostante ciò,
_Non mi dica che è stato contattato da qualche network americano ?
Ecco in cosa si riduce una laurea in Scienze della Comunicazione, pensò Nicola prima di rispondere:
_Nooo Carla me ne vado diciamo…diciamo…per turismo…ecco per turismo
A quel punto
_E lei va a fare una vacanza ora , ora ..nel momento catartico della sua carriera d’artista, nel climax pieno dell suo essere inserito nello star system???
In più il deputato Ronconi della Lista “Italia Uno”sta organizzano un reach found party per finanziare la sua candidatura e portare qualche spicciolo nella propria Lobby…e lei se ne va in vacanza….in America???lei che la sua America l’ha già trovata qua ???
Nicola continuò a fissare la sua segretaria come se aspettasse pure una risposta per lui in mezzo a tutte quelle assurdità ….…non arrivando si limitò a dire:
_Pur con tutto il malincuore del mondo tu devi dire al Deputato,al momento catartico,allo star system,al reach fottuto found party che io non ci sono…..
Carla, sconfitta dalla posizione più che dalla risposta, chiuse la sua agenda, mise il tappo alla penna e disse sommessamente:
_Se non ha più bisogno di me, tornerei alla mia scrivania
Nicola, risultato vincitore più per la sua posizione che per la sua risposta, aggiunse:
_Senta Carla prima di andarsene , volevo chiederle se aveva ritelefonato quell’Elisa ??
_No direi proprio di no,rispose Carla con un certa soddisfazione.
Anche Francesco si trovava ad affrontare la “donna della sua vita” e non se la sarebbe cavata mandandola semplicemente alla propria scrivania.
_E cosi…se ho capito bene…tu te ne andresti in America…così da un giorno all’altro. .per un simposio-informativo sull’evoluzione dei Becchi Bunsen ??? Ho capito bene ???
Francesco fece l’unica cosa che aveva senso fare: mentire
_Se non mi credi chiama al lavoro e fatti ripetere quello che ti ho appena detto….
Poi come il peggior baro dei bari aggiunse
…ma questo significherebbe che non ti fidi di me…
La moglie che aveva già un buon presupposto per ucciderlo, sentì in quel “non ti fidi di me” anche un alibi che avrebbe potuto reggere in tribunale….forse in quello di Forum.
Capiva che il marito mentiva, ma non capiva il perché: troppo tirchio per avere un amante, c’era qualcos’altro e pian piano s’annidava in lei l’idea che il marito avesse solo bisogno di un viaggio disintossicante dalla famiglia, dal lavoro e pure da lei.
Rispose contro- bluffando:
_E se venissi con te ? se ti seguissi in America per il simposio ?
Sgamato il bluff, Nicola fu costretto ad alzare la posta, tirò fuori un sorriso dall’album del matrimonio e commise l’errore numero uno di chi mente:continuare a mentire
_Senti Cara…alla fine sarebbe solo un viaggio noioso, io sarò tutto il giorno in riunione, uscirò da li stanco e nervoso..e ci ritroveremo ad ingollare una cena in silenzio,non mi pare il caso…piuttosto facciamo che quando torno mi prendo un paio di giorni di ferie ,sbologniamo i ragazzi da tua madre e ce ne andiamo in Toscana in uno di quegli agriturismi che ti piacciono tanto.
Era sceso talmente in basso che la moglie quasi voleva desistere, ma più il marito mentiva più cresceva in lei l’idea di avere accanto a se un uomo, sì innamorato di lei, ma anche tanto stanco di lei.
Confusa ,mise nella sua risposta l’idea stessa della sconfitta:
_Ma….io…io…potrei.. potrei..potrei comunque trovare qualcosa da fare e magari riusciamo in serata a ricreare una sorta di luna di miele bis…non ti prende l’idea??
Nicola era commosso e spaventato allo stesso tempo, come un bel voto preso copiando, poi come in quella situazione, si limitò ad annuire continuando per la sua strada.
Osservando la valigia vuota cercava di dare un valore alle parole: bagaglio a mano.
Lì, in quel personale check-in di vita coniugale si trovò a pensare che forse l’unico velo che doveva ritrovare era quello nuziale, ridotto dai figli lavoro parenti e tanti guai in uno stato pietoso.
Gli mancò il coraggio per dirgli tra le tante cazzate che si dicono in un matrimonio, che l’amava,nonostante i figli non suoi, nonostante i parenti nonostante lei…ma fini per glissare cosi:
_Senti amore io vado, e credo che questo mini-periodo di stacco farà bene ad entrambi…in fondo e infine sono solo pochi giorni…e..e..ee
Avrebbe potuto comprare un’ulteriore vocale ma è preferibile dare un occhiata al Jackson e ai suoi preparativi.
Lui, almeno non doveva rispondere a nessuna donna, fece la valigia piuttosto frettolosamente : maglione a collo alto VS maglia della salute, ci voleva più coraggio o forse meno mutande….
Previously on velo pietoso:
Nicola e Francesco si sono decisi a seguire il Jackson alla ricerca del velo pietoso. Non rimane altro che prenotare un "volo" pietoso per Orlando e incunearsi a Neverland, dimora-parco giochi del noto Michael Jackson.
Preparate cuore ,mente e bagagli a mano.
Una volta di fronte al form di prenotazione, il Jackson ebbe un attimo d’esitazione, come se una forza simile a quella di Luke Skywalker gli impedisse di raggiungere il mouse.
Si alzò di getto dalla sedia e, compulsivamente, si buttò alla ricerca delle sigarette d’emergenza.
Aveva smesso di fumare ormai da più di un anno ma l’occasione sembrava richiedere uno strappo alla regola.
Frugò in tutti gli anfratti di quel minuscolo monolocale che non sarebbe mai e poi mai diventato un castello. Evidentemente quella forza che lo teneva lontano dal mouse agiva anche contro il suo incontrollabile desiderio di tabacco.
Non riuscendo a reperire nemmeno uno straccio di sigaretta decise di riempirsi la bocca con un pacchetto di Crackers provenienti dal Cretaceo che gli resero la voce come quella di un cantante blues appena sveglio.
Rincontrollò i messaggi ricevuti da Nicola e Francesco, tanto per accertarsi che l’insicurezza non proveniva più dai suoi compagni di viaggio, ma albergava dentro l’ideatore stesso di quell’assurda impresa. Un insicurezza che avrebbe riempito le tasche di chissà quanti psicologi che lui aveva deciso di sostituire con un ossessivo ascolto del cantante multicolored.
Il Jackson era convinto che ad ogni domanda della vita si poteva trovare risposta nella voce pre-puberale del suo mito. Provare a scardinargli questa sicurezza era come chiedere ad una foca il proprio codice fiscale: inutile e impossibile.
Si rimise al computer,rigido nella sedia da ufficio come se i braccioli e le rotelle fossero un’espansione del suo corpo .
Mise un bel 3 sul numero dei passeggeri, si accertò di avere tutti i dati e quando si trovò di fronte al tasto: INVIA RICHIESTA, trattenne il fiato guardò alla finestra in cerca d’ispirazione e premette con tale forza che il mouse rimase bloccato per alcuni secondi.
Era talmente assorto che non sentii sua madre entrare in casa.
“Oh Buongiorno figlio adorato, sono le undici e già sei in piedi?...allora andare a messa serve a qualcosa. Cosa fai già ti smanetti di prima mattinata su qualche sito porno?”
Il Jackson saltò nella sedia come se fosse stato realmente colto a masturbarsi.
“Che ci fai qui mamma? Non potevi suonare ?”
Sua madre stava già rimettendo apposto il letto, rovescia sul cuscino di
“Carissimo, io ho provato a suonare, ma se nessuno mi apre…mi riesce difficile entrare in casa mia, oppure non è più nemmeno casa mia?”
Il Jackson la fissò cercando di non farsi pietrificare, ma non fu semplice, se la medusa aveva il suo punto forte nei capelli serpentini, la madre aveva nel suo repertorio parole altrettanto velenose.
“Se permetti questa è casa mia quanto casa tua, se Papà avesse saputo con quale animale ti saresti risposata dopo la sua morte, non ti avrebbe lasciato nemmeno la metà di niente.”
Sua madre continuò nelle sua faccende domestiche, come se in ogni cassetto che riordinava trovasse ottime motivazioni per trovarsi lì.
Stanco di vederla trottare intorno a lui, Nicola prese coraggio, ma evidentemente sua madre doveva averlo già riposto nel giusto armadio e si trovò a balbettare un:
“Avresti una sigaretta?”
La madre, già sulla porta, rispose un secco:
“Ma tu non avevi smesso di fumare? Era tra le poche cose che ti era riuscito di fare, ma evidentemente ti è venuto male anche questo.”
Il Jackson non fu sorpreso della risposta negativa, anche se una risposta così negativa sinceramente se la sarebbe risparmiata ben volentieri. Cambiò immediatamente discorso cercando il famoso”Dialogo”.
“Io Mercoledì vado in America con i ragazzi, te lo dico cosi ora lo sai e non chiami ‘Chi l’ha visto?’
La madre lo guardò come se avesse capito proprio in quel momento un indovinello dopo anni di logorio mentale.
“E cosa andresti a fare in America con i compagni di merenda? Ma soprattutto con quali soldi pensi di andarci? Io non ti do più una lira.”
Nicola fece una pausa alla Celentano per cercare dentro di sé una risposta matura, ma alla fine le sue parole suonarono come la picca di un bambino:
“Cosa vado a fare in America sono cavoli miei e se permetti ci vado con i soldi della Vendemmia”
“Ma se dopo 2 giorni ti hanno mandato via?”
“Mi hanno dato dei soldi proprio perché non mi facessi più vedere, cara mammina”
“Va beh, cosa vuoi che ti dica più di quello che ti ho già detto in tutti questi anni…io me ne vado, se ti balenasse l’idea di farti vedere a casa qualche volta, anche Giorgio ne sarebbe contento.”
Dopo aver sentito quel nome Nicola prese le spalle e le girò, diresse i suoi piedi verso il bagno, aperta l’acqua della doccia si fece scivolare odio rancore e shampoo .
Sua madre strizzò gli occhi per non piangere, prese il borsello e ne estrasse 200 €, li mise sotto il telefono e se ne andò come era venuta.
Sconfitti dalla vita e amareggiati dalla propria esistenza, Nicola e Francesco capeggiati da Angelo Fatucchi detto il Jackson, vengono a sapere che nella sontuosa residenza di Michael Jackson è tenuto nascosto il leggendario Velo Pietoso, l’indumento che una volta indossato azzera la percezione che la gente ha di te. I tre erano tutti ad un punto di svolta della loro vita, ma per ripartire dovevano fare i conti col proprio passato, azzerare il contachilometri e ripartire.
Francesco –
Spenta la radio e tolto il camice diede una rapida occhiata all’orologio della parete , giusto per rendersi conto delle due ore di ritardo, giusto perché una volta a casa il lavoro non sarebbe finito. Cercò l’interruttore generale, l’ultimo gesto prima di chiudersi quel mondo alle spalle almeno per quella giornata.
Nonostante fossero diversi anni che lavorava in quel laboratorio ancora non aveva capito a quale presa corrispondeva il macchinario da spegnere, quindi li tirava via tutti sprecando puntualmente almeno un quarto d’ora per capire quale prese andassero lasciate attaccate e quali no. Mentre si chiudeva la porta dietro accese il cellulare, lui non era come i suoi colleghi che lo tenevano acceso pure in riunione, lui lo spegneva forse per non sentire la moglie o forse perché albergava in lui l’animo di un rivoluzionario, che vestiva con imitazioni e odiava l’aperitivo e quelle chiacchiere al sapore di noccioline scadute e olive annegate nella salamoia.
C’erano tre messaggi della moglie , uno che gli ricordava di prendere il pane, un altro per avvertirlo che passava lei dal forno e l’ultimo che gli ricordava di essere puntuale visto che per cena erano stati invitati i suoceri. L’ultimo messaggio lo fece sudare freddo, non c’era mazzo di fiori, dolci da prendere in pasticceria per farsi perdonare le due ore di ritardo, mandò un messaggio preimpostato verso il cellulare della moglie e sperò nel meglio. Poi pensò a quelli che programmano i cellulari e nelle mille cose che ci mettono dentro pensano pure ad un messaggio preimpostato del tipo :Tesoro scusa per il ritardo arrivo appena posso”, magari lo mettono in memoria facendo tardi ad una cena con la moglie….cercando di arrivare appena possono.
Dopo questa immersione nel suo mondo riemerse in macchina allacciandosi la cintura pronto per rituffarsi in un'altra delle sue storie boomerang di quelle che partono dalla tua testa e rifiniscono li esattamente con la paranoia di partenza.
Aveva ormai superato i 27, lo spartiacque per capire che ormai non avrebbe più potuto vivere veloce e morire giovane come tanti suoi miti.
Nella sua mente si creò una sorta di album Panini di celebrità morte giovani e perciò diventati indimenticabili solo per il fatto di non essere invecchiati a tal punto da diventare dei perfetti stronzi da venti greatest hits e due pezzi nuovi ogni cinque anni.
q Robert Johnson
q Kurt Cobain
q Jimi Hendrix
q Janis Joplin
q Jim Morrison
q Brian Jones
Si immaginò una vita finita nel momento in cui realizzi quello che sei, poi l’insegna spenta della pasticceria lo riportò alla sua vita di marito ritardatario e non ci fu più spazio per vomiti soffocanti o pallottole caccia guai.
In ascensore Francesco si guardò allo specchio cercando di riassestare quel mosaico di occhiaie pallore e occhio vitreo di chi ha fissato uno schermo troppo a lungo. Aperta la porta di casa, erano già tutti abbondantemente al primo e lui che era già alla frutta si affrettò a blaterare un :”Scusatemi veramente, sapete come vanno queste riunioni”.
Nessuno sembrò fare caso né al lui né alle sue scuse, posò la valigetta sul letto e in bagno trovò il figlio di quattr’anni che si lavava le parti intime nel lavandino.
Si mise a ridere poi pensò il suo solito: “Si vede che questo non è il mio”
A tavola c’era un piatto semi-ghiacciato di pasta alla norma e le solite chiacchiere boriose del suocero: casa al mare, fabbrica nell’hinterland e amante segreta in Romania.
“Allora Franceschino quei maledetti microscopi son più belli di tua moglie, o hai una liazzon segreta con qualche provetta”
Tutti risero e sua moglie si alzò dalla sedia per lanciargli un occhiata già conosciuta e si ripresentò dalla cucina con l’arrosto fumante.
Pensò che il vecchio porco ne doveva sapere di liazzzon segrete, poi s’irrigidì nel vedere che il figlio medio finiva senza alcun riguardo le patatine al forno.
Avrebbe tanto voluto arrabbiarsi ma ripagò cosi il debito del ritardo e fece buon viso a cattivo gioco.
Al caffè si ritrovò il figlio più grande sulle ginocchia , non era un gesto dolce ma l’ennesima picca di un bambino che vuole la qualifica di ”grande” comprovata da una tazza di caffè bevuta insieme ad altri “grandi”.
Ovviamente tutti rimproverarono il padre che gli lasciò un sorso del suo, tutti prontamente diventarono
L’altro figlio, Giacomo il più piccolo tornò dal bagno praticamente nudo, correndo per il salotto con l’intenzione di lavare il cellulare del padre, che secondo lui era molto sporco.
Riuscii a fermarlo appena in tempo, e lì si ritrovò a leggere il messaggio del Jackson:
Allora culo a sposato, vieni a Orlando o vuoi continuare con la tua solita vita?
Il Velo ci attende…non facciamolo aspettare.
Devo prenotare il volo pure a ttia?
Irritato sulla battuta sul suo culone mise il cellulare in tasca.
Salutati i suoceri e contento di chiuder loro la porta si trovò con sua moglie a rimettere in ordine
A quel punti stanco di essere stanco, prese la monnezza e si diresse verso i bidoni, lì di fronte alla spazzatura pensò di buttarsi pure lui.
In mezzo a quel mare di sporcizia vide un poster semi ditrutto di Kurt Kobain , ne fece una metafora prima di soffocarlo con la spazzatura di casa , chiuse il bidone e rispose un secco SI al messaggio del Jackson.
Previously on VELO PIETOSO.
Sconfitti dalla vita e amareggiati dalla propria esistenza, Nicola e Francesco capeggiati da Angelo Fatucchi detto il Jackson, vengono a sapere che nella sontuosa residenza di Michael Jackson è tenuto nascosto il leggendario Velo Pietoso, l’indumento che una volta indossato azzera la percezione che la gente ha di te. I tre erano tutti ad un punto di svolta della loro vita, ma per ripartire dovevano fare i conti col proprio passato, azzerare il contachilometri e ripartire.
VELO PIETOSO – PARTE II
- Nicola
Il messaggio del Jackson era semplice e non fraintendibile:
“Allora, prenoto il volo per Orlando anche per te?”
La risposta di Nicola si faceva attendere, dopo aver saputo del velo pietoso, il suo fragile equilibrio era ancor più instabile, e sapere che la sua trash-notorietà poteva essere cancellata lo aveva messo di fronte ad uno di quei dubbi amletici che tendevano alla paranoia come una freccia fa con il bersaglio. Il suo palmare s’illuminò, chiaro segno di una chiamata in arrivo: era la sua segretaria. Mise il vivavoce: “Ciao Carla dimmi, ti sento”
All’altro capo del telefono c’era Carla, la sua segretaria particolare, che vedeva il successo del suo assistito più come una missione che come un lavoro.
“Signor Nicola Buongiorno, la chiamo per un breve riepilogo dei suoi impegni:
Lunedì: ore 5,30, registra la pubblicità del lassativo alle prugne Liberi tutti, le raccomando professionalità e puntualità, questa occasione è fondamentale per la sua carriera, pensi se decidono di costruire tutta una serie di spot del lassativo su di lei!!!
Martedì: nel pomeriggio ha l’incontro con gli autori di “Coming out”, è una specie di reality in cui lei viene seguito per tutto il giorno in cui decide di dire ai suoi amici e parenti che è Gay, poi Mercoledì:…
A quel punto Nicola circondato da tutte quella parole che risuonavo per la casa si permise d’interrompere la segretaria con un secco: ”Ma io quand’è che sarei diventato gay ?”
Si senti una grande risata provenire dal palmare e poi la voce della Carla: “Ma il genere in quest’ambiente è secondario, tutt’al più se in seguito avrà qualche storia con qualche donna può usare l’uscite gratis di prigione di tutti i finti culattoni: ‘Sono Bisex’. Le dicevo…
Mercoledì: registra la trasmissione e poi c’è da rivedere insieme il programma per il weekend.”
Nicola era già sull’orlo di una crisi e Carla continuava a spingere.
“Ok ok Carla, se dovessi avere dei dubbi la richiamo io, arrivederci”
La segretaria tigre riprese in mano la conversazione prima di perdere la preda.
“La prego di avvertirmi se decide di modificare qualcosa…ah dimenticavo, ha telefonato ieri una certa Elisa, si è spacciata per una sua amica d’infanzia, dice di averla riconosciuta dalla trasmissione.”
Sentendo quel nome uscire dal Palmare il cuore di Nicola si fermò per ripartire l’attimo dopo al doppio della velocità. Con un filo di voce chiese: “Ha detto di Chiamarsi Elisa??? Ha preso un numero di telefono???”.
“Certo” rispose la segretaria “poi l’ho buttato immediatamente dopo, non è che lei può perdere tempo con tutte le invasate che vogliono solo scoparsi la star del momento, poi non sarebbe assolutamente un buon incentivo per il reality. Dottore adesso la debbo proprio salutare che il successo non aspetta nessuna Elisa.”
Quell’ultima frase risuonò in Nicola come un mantra, riaprendo in lui, ad effetto domino, una serie di ricordi felici e dolorosi che con tanta fatica aveva ricacciato in fondo a sé proprio accanto allo scomparto “Dignità”.
Elisa era l’unica donna che lo avesse amato per quello che era e non per l’abominio che era diventato. Adesso era sicuro che lei lo avesse visto “interpretare” la cacca d’autore, nel baratro dell’indecisione, prese in mano il palmare e rispose con un secco “SI” al messaggio del Jackson.
Concetto profondo.
“È proprio quando pensi di aver perso tutto, che trovi un euro nel divano”
Introduzione
C’è chi dice che ogni vita vale la pena di essere vissuta, c’è chi crede che la propria vita faccia solo pena e decide di viverla lo stesso, trascinandosi, morendo ad ogni angolo, sospirando come un esistenzialista senza esistenza.
Questa è proprio la storia di tre vite che fanno pena, è la storia di tre persone che arrivate al punto di non ritorno della propria esistenza, decidono non di cambiarla ma di stenderci un grande e unico velo pietoso.
Capitolo 1:
I nostri eroi
Nicola crebbe nell’agio e nel lusso, senza dover alzare un dito se non per cambiare canale.
Da bambino la sua vita ebbe una svolta di quelle epocali, la fortuna d’interpretare un episodio di casa Vianello.
Da quel giorno, spinto dai genitori e dall’incredibile successo di quell’episodio, Nicola cercò in tutti i modi di diventare qualcuno, ma mai nessuno di preciso.
Via via che la star nasceva, dentro di lui moriva qualcosa, qualcosa che un giorno avrebbe bussato alla sua porta per non andarsene mai più.
I genitori sempre più oppressivi lo tenevano lontano da tutto quello che potesse avere un influenza negativa sulla sua carriera: una solida cultura, un’educazione come si conviene e la sua vicina di casa Elisa.
Quando Nicola non aveva ancora raggiunto il “successo”, alla solita domanda:
”Com’è che co ‘sti numeri non hai ancora sfondato?”
lui rispondeva sempre allo stesso modo.
“È che mi scopo sempre quelle sbagliate”.
Adesso per campare fa il coprologo per una nota trasmissione del palinsesto pomeridiano.
In sostanza predice l’avvenire di un personaggio famoso ospite della trasmissione, interpretando le di lui feci.
A 35 anni vive ancora con i suoi e riceve sempre più offerte dal mondo della politica, ma è titubante: c’è qualcosa che non riesce ad evolversi, perché il suo passato non è ancora risolto. È arrivato per lui il momento di dimenticare ciò che era e ciò che è stato, di ricominciare, è il momento di stendere il VELO PIETOSO.
Per fortuna c’è chi sta peggio di Nicola, e per unica sua fortuna è pure un suo amico: si chiama Francesco Moretti, ma tutti lo chiamano “Il Provetta” da quando s’iscrisse a Biologia.
Per cinque anni si era chiesto insistentemente se questo fosse un soprannome di merda o un vezzeggiativo affettuoso.
Nel dubbio s’era sposato l’unica anima pia che si degnasse di chiamarlo per nome.
Quel giorno all’altare, poco prima di sposarsi pensò:
”T’immagini se adesso le dico di no? Chissà che faccia farà?”
Adesso ha tre figli, ma due non sono i suoi, non vuole nemmeno sapere quali dei tre così da poterli odiare indistintamente e continuare a ripetere, ogni volta che uno dei tre fa una cazzata:
” Si vede che questo non è mio”.
Anche lui come Nicola è ampiamente alla frutta, la sua vita gli va stretta e non potendo permettersene una più larga non gli rimane che ripartire, stendendo anche lui il suo personalissimo VELO PIETOSO.
Ultimo membro, ma non per importanza, di questi moderni cacciatori di tesori è Angelo Fatucchi, meglio conosciuto come “Il Jackson”.
È facile capire che un soggetto con un tale soprannome ha imparato prima il “moonwalk” che a camminare eretto.
Il piccolo paese dove nacque fu contento, per i primi tempi, di avere un tale fenomeno da circo libero di girare per la città, poi dopo qualche anno si crearono nell’opinione pubblica due correnti:
- una che lo ricopriva d’insulti ogni volta che si aggirava per il centro,
- l’altra non gli rivolgeva nemmeno la parola…anche quando non era in centro.
Una volta all’anno, nel suo paesello, si svolgeva una festa medioevale ed era indubbiamente l’appuntamento mondano: scorrevano litri di vino e le femmine accorse, anche dalle grandi metropoli, erano in cerca di qualcosa di “autoctono”.
Una di queste disgraziate ebbe la malsana idea di pomiciare duro con Il Jackson, pensando non fosse nemmeno male, poi piano piano si accorse che la sua passione/idolatria nei confronti del cantate prendeva sempre più l’aria di una nevrosi. Ormai però il numero glielo aveva dato, e per i due mesi successivi il buon Angelo Fatucchi noto ai più come “Il Jackson “ tempestò di chiamate la suddetta signorina, tant’è che ella, impaurita, ordinò a due suoi palestrati cugini d’intervenire.
Il Jackson ci rimise due costole e più di un mese di pianti, lacrime e canzoni struggenti del cantante dalla pelle camaleontica. In mezzo a questo personale girone Dantesco solo i suoi amici più devoti, Nicola e Francesco, con chissà quale sguardo, lo vedevano come loro capo o come una persona che almeno aveva deciso di sedersi in una parte di mondo, seppur in quella più scomoda.
Nei suoi lunghi pomeriggi in chat venne a sapere che Michael Jackson deteneva il leggendario VELO PIETOSO, un velo che, una volta indossato, riazzerava la percezione che gli altri avevano di te, fino ad accettare anche uno sbiancamento di pelle.
Radunato il gruppo di amici, prenotò un volo low cost per Neverland alla ricerca del “VELO PIETOSO”.
E il resto è Storia o in caso di supplenza anche Fisica.
To be continued…….
Nell attesa di un altra intrigante puntata del Velo Pietoso potete tenere botta leggendo un fantastico racconto del sottoscritto in Questo fantastico sito.