sabato, 17 ottobre 2009

Lele Mora o Lele Mosina ?

La settimana scorsa era inquieto, mi capita sempre quando riapre la stagione della caccia,,come se avvertissi nell’ aria polvere da sparo…cazzate.(gratuita???...sucatemelo!)

Insomma, la settimana scorsa una strana ronda di paranoie cercava di rimpatriare quest’estate che s’aggirava clandestinamente sia in  quest’inizio d’ottobre che nei miei pensieri…..

Il retaggio scolastico m’induce a tirare le somme dell’ annata intorno alla fine di Giugno e m’impone un rilancio d’intenti nelle settimane di metà Settembre ,come se ancora conducessi una vita da studente dell obbligo….e questa signori e signore è la mia personale rielaborazione al detto di De Filippo “gli esami non finiscono mai”.

Insomma.

La famosa settimana scorsa ,ero “a rota” di situazioni paradossali,quindi ho dovuto ricorrere ad un vecchio stratagemma per vivere ancora il brivido del ridicolo.

Avendo una faccia piuttosto rassicurante  e un tipo di vestiario piuttosto anonimo capita,quando sono in grossi centri commerciali di essere scambiato per un commesso o comunque per uno del settore .Le prime volte  che avveniva questo misunderstanding ero impacciato impreparato e stupidamente irritato, senza riuscire a cogliere l’enorme potenziale che questo tipo di scenette può generare.

Col passare del tempo ,come in ogni disciplina la pratica mi ha portato alla perfezione e ho iniziato a togliermi delle discrete soddisfazioni:

 

IPERCLIENTE dell IPERCOOP: Salve cercavo,ora mi sfugge il nome,quello shampoo,quello che si vede in televisione,quello che non fa perdere i capelli,su su.. ha capito quale?

 

IO  o presunto IPERCOMMESSO: Troverà un mastice straordinario nel reparto fai da te, nel senso che è meglio se fai da te invece di chiederlo a me.

 

Va detto che il tutto si fa molto più interessante , più il grande magazzino è specializzato in qualche ramo di cui ignoro ogni singolo dettaglio.

 

Cliente dell OBI: Salve mi può segare questo legno mantenendo la traccia di 12 cm per lato?Mi consiglia per una libreria un legno di faggio o una quercia?

 

IO o OBI ONE PER HOBBY:  Per il taglio non c’è problema,facciamo anche la barba al palo visto che ci siamo?per quanto riguarda la libreria le  consiglio il faggio, sa la quercia è poco affidabile e incline a piegarsi anche dal punto di vista politico, mentre il faggio anche in caso di muffa le può sempre regalare una bella fungaia

 

All Ikea di Casalecchio ho ricevuto pure una mancia dopo aver insegnato ad una coppia di novelli sposi come si chiude un divano letto,mi guardavano con una tale ammirazione che ho intonato pure l’inno svedese per dare un aria ancor più solenne al momento.

Fingere di essere ciò che non si è in genere richiede una grande preparazione,io personalmente non ho mai adottato il  Metodo Stanislavskij nemmeno quando  ho scoperto che non aveva mai giocato nel Milan, preferisco di gran lunga buttarmi nel personaggio come Inzaghi in area di rigore….almeno lui nel Milan ci ha giocato.

 

 

TURISTA ACQUARIO DI GENOVA: Salve, sa io e mia moglie quest’estate al mare ci chiedevamo,ma le meduse frequentano più i mari puliti o quelli sporchi?

 

Solo per questo varrebbe vivere, poco prima non ero che un piccolo uomo di fronte all enorme varietà di gag comiche sviluppata da una ciurma  di pinguini in una piccola vasca 7x12,un secondo dopo un ignaro turista mi aveva scambiato per il suo personalissimo Jacques Costeau e si avvaleva della mia consulenza ignorando quanto io ignorassi il tutto .

 

IO o PRESUNTO BIOLOGO MARINO:Mi scusi piccola testolina di cazzo tu quale frequenteresti di più ehhh furbizia??,se ne vada prima che la butti nella vasca del terribile vitelle tonnè.

 

 

In calce segue il mio risveglio di stamani interpretato da due grandi attori

http://www.youtube.com/watch?v=WRSTfC7zC6s&feature=related

 


postato da: galloz alle ore 16:41 | link | commenti
vs
sabato, 26 settembre 2009

Spettinato al punto giusto

Mi capita raramente di avere ragione,inoltre le poche volte in cui accade,sono solo , in mutande e di fronte al televisore. Velocemente mi vesto e corro verso il primo bar,lì, con il mio solito savoir faire, cerco di rientrare immediatamente in argomento.

 

IO: Salve mi dà quella pizzetta sfoglia, sì sì quella lì ,quella che sembra il juke box che Fonzie accendeva con il pugno,sì sì proprio quel Fonzie che viveva sopra il garage dei Cunningham e non nella mansarda come sostiene CERTA GENTE .

 

BARISTA a PROGETTO: Che faccio …la scaldo un attimo???

 

Fuori dal bar mi ustiono con la pizzetta che all’ interno mantiene  la temperatura di una supernova e la butto  quando mi accorgo che è pure senza prosciutto come tutte le supernove che si rispettino.

Inforco la bici alla bersagliera e entro nell’ enigmatico mondo dei cambio shimano. Non ho mai capito come funziona il cambio delle bici e ricorro, come spesso faccio in queste situazioni, all’ empirismo più estremo: pigiando il pigiabile.

Dopo pigiando il pigiabile mi verrebbe solo da dire (pigiama) ma mi limito alla parentesi,altrimenti potreste rispondere alla mia licenza d’autore con una licenza d’uccidere. Nel frattempo le mie gambe raggiungono la casa di un noto dj Reggae della zona ove si tiene un simposio a tema vacanziero dal titolo:PARTENZE INTELLIGENTI E ALTRI MITI SULLA SALERNO REGGIO CALABRIA.

Capita con una discreta frequenza che in compagnia del noto dj reggae della zona un semplice racconto si trasformi nella sceneggiatura del peggio film porno, e che in una discussione di pochi minuti vengano cancellati 40 anni di lotte femministe.

 

IO:Oi ti ho preso dalla cassetta della posta il catalogo dell ikea, c’è tutto un inserto sui divano letto ,è tra i cinque libri più letti del mese  secondo repubblica.

 

NOTO DJ REGGAE DELLA ZONA: Ahhhh, na volta c’ho fatto na scopata in una di quei divano letto li che la tipa alla fine me voleva pure pagà. Oh a forza d’insistere alla fine me toccato fagli pulì camera e da’ nà lavata ai piatti sennò si sentiva in colpa.

 

Esco dalla casa del noto dj reggae della zona avendo una consapevolezza maggiore di ciò che realmente si cela dietro le intercettazioni tra Berlusconi e la Daddario…la famosissima ruota d’escort del premier.

Finalmente a casa cerco di aprire il garage senza scendere dalla bici(una mia personalissima disciplina delle mie personalissime paraolimpiadi).Il Bambinozzo del garage accanto  riesce nella mia stessa disciplina impennando pure  la bici, non pago, dall alto della sua impennatura, mi si rivolge molto sicuro di sè:

 

BAMBINO IMPENNATO:Lo sai..oh lo sai oh che che al mi babbo gli mancano cento euro per comprarsi la ferrari…

 

 Rispondo indispettito all infante mentre infilo le chiavi del garage tra il manubrio e la ruota…di dietro.

IO:Visti i venti di crisi economica che tirano dal continente nordamericano,ho paura che l’analisi macroeconomica della tua famiglia sia errata,inoltre non credere che il possesso di uno status symbol cambi qualcosa nel rapporto a basso profilo che c’è tra te e me.

 

In quel mentre il vialetto viene inondato da una luce rossa accecante, appena riprendo l’uso degli occhi vedo il  padre dell bambino alla guida di una Ferrari fiammante.

Scende dalla macchina e prende subito in braccio il figlio,sento che si vanta con lui di aver vinto cento euro al gratta e vinci e di aver cosi potuto cosi realizzare il sogno di una vita.

Il bambino avvinghiato al padre mi lancia uno sguardo diciamo…molto maturo per la sua età e mi fà:

BAMBINO IMPENNATISSIMO:Hai visto? Hai visto?  Hai visto? E stavolta non ero solo e  in mutande di fronte a Dragonball….

 

Questo racconto è dedicato al Wittgestein delle 5e32 di Venerdi ,quello non lo dimentico .giuro.

 

 


postato da: galloz alle ore 21:36 | link | commenti (1)
vs
martedì, 06 maggio 2008

Potevate dirlo prima...

Un estate di diversi anni fa mi trovavo a cena da un amichetto del mare, tra una fetta di prosciutto ed una di melone la mamma del suddetto amichetto mi si rivolse domandandomi:

”Ma tu sei il terzo figlio?”.

Io di getto risposi: ”Si”.

La signora prese un'altra fetta di prosciutto crudo, e con una certa naturalezza aggiunse:

”Allora tu non eri voluto,insomma non eri programmato”.

La guardai come una vittima fa con il suo carnefice, tentai di nascondere l’effetto disarmante che quelle parole avevano avuto su di me e continuai a mangiare, senza per altro riuscire a buttare giù più niente. Finita la cena liquidai l’amichetto “marino”, e corsi verso la roulotte dei miei, dove trovai mia madre che sparecchiava leggera.

La guardai con altri occhi, come se non l’avessi mai riconosciuta, come quando mia sorella maggiore mi faceva credere che io ero adottato solo per farmi arrabbiare.

“Mamma, ma io non ero voluto? “.

Mia madre mi guardò trattenendo la risata e cercò di rispondermi più seriamente che poteva.

“E questa da dove ti viene?”

Odio le persone che rispondono ad una domanda con un'altra domanda

“Mi ha detto la mamma di Alberto che il terzo figlio non è voluto,che vuol dire?… che mi avete fatto per caso?

Mia madre si fermò un attimo per ponderare le parole, mi guardò negli occhi e iniziò a ridere, infine mi rispose buttando la spazzatura nel cestino:

“E’ vero, ma alla fine ti abbiamo tenuto nooo?”

A questo punto mi trovai combattuto tra l’odio per il suo sorriso e l’odio per la sua risposta , di getto risposi come un precoce Woody Allen: “Meno male che siete cattolici”.

 

Ecco, se dovessi presentarmi non potrei far altro che partire da questo aneddoto, che rappresenta meglio di qualunque altra cosa il concetto di essere capitato in una situazione più per caso che per un reale desiderio.

Da quell’estate sono passate tante altre stagioni, le stagioni si sono sommate e sono diventate anni e, in quegli anni, una sorta di diario mentale si è piano piano costruito in me, finché quell’enorme archivio ha chiesto di essere catalogato per essere svuotato e aggiornato nuovamente. È da allora che ho deciso di iniziare a scrivere.

Alle elementari il mio approccio con il mondo accademico non fu dei migliori, scrivevo temi in cui volevo insegnare agli alieni a giocare a subbuteo e venivo redarguito per essere ”uscito fuori tema”.

Questa è un'altra espressione che mi ha seguito come un ombra per tutta la vita, senza averne mai realmente capito il significato. E’ come dire a Schumacher che aveva fatto, si una buona gara, ma che stava andando troppo veloce.

Finiti i primi cinque anni di scuola, non feci altro che attraversare il viale di fronte a casa mia e fui pronto per le scuole medie, dove invece scrivevo di professori come biscotti da inzuppare nel latte.

Alle medie mi fecero presente che una fantasia sviluppata va tenuta sotto controllo, e che le briglie giuste erano l’analisi grammaticale e la sua variante logica (COSA CHE PERALTRO AD OGGI NON MASTICO ANCORA BENE).

In terza media la mia vita venne sconvolta, conobbi l’universo femminile e tutto quello straordinario-bellissimo-penoso-doloroso mondo che gira intorno a loro. In gita a Cervia una disgraziata volle addirittura instaurare una relazione con me, io non conoscendo bene le modalità di coppia mi limitavo ad andare a trovarla in bici il pomeriggio verso le quattro e se ricordo bene il gesto più romantico che feci per lei fu togliergli il pepe dal suo panino alla mortadella.

Finita anche quell’avventura, fu il tempo degli esami e di controllo periodico dello stato dei miei peli.

Uscii da quella scuola marchiato come “Distinto” ed in aggiunta mi si consigliava di proseguire gli studi letterari come se ce ne fossero stati precedentemente.

Fu un’estate bellissima e piena di sorprese, fu l’estate che consacrò definitivamente il mio amore per i libri, per quello che c’era scritto dentro, per il loro profumo, per quello che mi facevano diventare la notte mentre dormivo e  pure da bello sveglio.

Purtroppo in quei meravigliosi tre mesi dovetti decidere anche come proseguire i miei studi.

Vivevo in strane contraddizioni. Volevo proseguire con un liceo classico, poi una notte trovai mia Sorella che ripeteva in latino durante la notte come una moderna Catilina.

Alcuni mesi dopo scoprii non solo che Catilina non era una donna ma che non avrei mai fatto un liceo.

Dopo la lettura di On the Road e della quasi totalità delle opere Beat, pensai anche di girare il mondo lavoricchiando, pensai che fosse un’idea stupenda quella di cambiare lavoro continuamente senza nessuna sicurezza verso il futuro, poi questa poesia l’hanno chiamata flessibilità e non l’ho trovata più cosi romantica.

Alla fine optai per un istituto tecnico linguistico, che in teoria mi avrebbe aperto le porte del mondo con le chiavi della lingua ma alla fine scoprii un sacco di fantastici autori francesi e poco altro. Va detto che per i primi tre mesi della prima superiore ho pianto quasi regolarmente ogni qualvolta tornavo a casa, non ero a mio agio perchè non riuscivo a distinguere i delinquenti con una loro dignità letteraria dai finti fenomeni che adesso di lavoro ti telefonano solo per dirti quanto è conveniente telefonare dalle tre alle quattro invece che dalle quattro alle cinque…..e lo fanno telefonandoti mentre stai cenando.

In quegli anni fui di tutto, un punk londinese con discreti difetti di pronuncia, un rapper incazzato nero con non si sa bene chi e tante altre cose che non saprei nemmeno definire. Nell’estate di passaggio dalla terza alla quarta scoprii che essere me stesso non era tanto male, ebbi consapevolezza di questa cosa nel viaggio-studio in Inghilterra che era tappa fondamentale dell’adolescenza di ogni borghese che si rispetti.

In quell’estate feci di tutto tranne che imparare l’inglese, quando mio padre sentii il nuovo accento romano con cui ero tornato capii che con me sarebbe stata più dura che con gli altri due figli.

Una mattina, tornato ormai in patria, il mio vicino di casa mi portò al mercatino dei libri usati, sede storica della sinistra creativa aretina…cretina più che creativa scoprii col tempo.

Da quel giorno non li ho più abbandonati e loro di conseguenza hanno fatto con me.

Iniziai a far leggere le mie cose, scontrandomi spesso col mio ego, con boccali di birra da litro e con cadute in motorino di ritorno da concerti infiniti.

Mi liquidarono dalle superiori con il minimo che era il giusto esatto compenso di una carriera scolastica minima.

Finita quell’esperienza decisi che non volevo proseguire gli studi, feci domanda per fare l’obiettore di coscienza credendo che lo stato sarebbe venuto a prendermi da lì a poco. Passarono più di dieci mesi, e in quel periodo una sera di fronte ad un concerto piuttosto fiacco, mi rivolsi a Michela e dissi:

“Mi sa che mi iscrivo a Lettere”

Un mese dopo la mia iscrizione all’Università di Arezzo, La Asl 8 mi comunicò che i miei servizi erano richiesti all’ex-manicomio.

Furono dei mesi stupendi!

La burocrazia italiana veniva masticata e rivomitata da quei vecchietti incapaci di vestirsi da soli, che spesso ti minacciavano con le bottiglie o si mettevano a piangere se alle undici spaccate non stavano fumando una sigaretta, persone da cui ho imparato ad essere un po’ meno normale e un po’ più unico.

Nel frattempo molti amici si erano trasferiti a Bologna, città divenuta la San Francisco d’Italia. Dopo diverse visite e finito il mio impegno civile, mi ci trasferii una mattina a caso: l’11 settembre 2001.

In quella città ho fatto di tutto tranne il ciò per cui realmente ero andato: laurearmi.

Sono stato un lavapiatti in un unto ristorante messicano con il cuoco di Taranto, ho fatto pulizie negli uffici, il responsabile di sala per un festival d’animazione e il deejay radiofonico.

Mi sono innamorato, mi sono autodistrutto per amore in una stagione da portiere di notte. Unica costante: ho continuato a scrivere.

Lì, in quei sei mesi di stagione alberghiera, ho capito che la letteratura non deriva per forza dai momenti dolorosi e che fondamentalmente se non rido io, sono comunque capace di far ridere gli altri .Ed è questo quello di cui riesco a scrivere, di lacrime che diventano risate e di risate che diventano lacrime che non posso che usare come inchiostro.

postato da: galloz alle ore 11:48 | link | commenti (25)
vs
lunedì, 05 maggio 2008

Sono solo un ragazzo analogico in un mondo digitale.

L’espressione si è troppo grandi per giocare è facilmente contestabile:

 

_1: Sulla scatola di qualunque gioco  è chiaramente indicato : dai 0 ai 99 anni

_2:  Credo che crescendo sia proporzionalmente aumentato anche il divertimento nel giocare.

 
Questo secondo punto mi fa venir voglia di sperimentare un nascondino alla soglia dei trenta, cosi per vedere se il gusto è aumentato come fa un vino invecchiato come si deve. Provo a chiedere in giro ma non mi si filano nemmeno i  bambini, resi paranoici dai servizi  dei TG. Squilla il cellulare, si visualizza nello schermo “Capo”,e decido di non rispondere, non posso compromettere un probabile nascondino con una telefonata di lavoro. Quando il suono del telefonino finalmente si placa, è il mio cervello che inizia a vibrare come se avesse  appena ricevuto un messaggio: “E se non rispondere a questo genere di telefonate fosse il nascondino di noi trentenni?

Possibile.

Come possibile che questo non sia il solo nascondino a cui gioco, la domanda è come e dove nascondersi da  genitori resi instabili e poco flessibili alla precarietà dei loro figli, donne un po’ troppo fatali e tutto il quotidiano cirque du soleil  dove ogni tanto piove pure .

Io per ora mi nascondo qui tra queste pagine, in attesa di liberarci tutti


In attesa di qualcosa di più ampio da dire, potete leggere altri miei racconti qui:
www.terranullius.it

postato da: galloz alle ore 12:50 | link | commenti (5)
vs
lunedì, 07 aprile 2008

Come boicottare le Olimpiadi da casa

Questa si presenta come una delle estati sportivamente più intense che io ricordi. Sono già sudato e dopato solo a pensarci. Per quanto riguarda gli europei di calcio tutto sembra scorrere alla perfezione, noi ci presentiamo da campioni del mondo e possiamo vantarcene ancora per i prossimi ventidue anni mentre i Francesi non vedono l’ora di poterci rifare il culo. C’è indecisione ancora su portare o meno Cassano in quanto il suo dermatologo non ha dato ancora la disponibilità per la trasferta. Finiti gli europei, gli amanti dello sport e del televisore, sono di nuovo chiamati ad estenuanti maratone dalla Cina per le Olimpiadi, quindi dormite bene e mangiate regolari, non come la Marcuzzi che pare non cacare da un paio d’anni. Il problema di quest’anno è proprio la location delle Olimpiadi: la Cina; oltre ad essere il paese economicamente più incazzato del momento ha dei piccoli problemi, piccoli come il piccolo Buddha. In Cina c’è il comunismo come nelle cioccolate Kinder c’è il vero latte, questo per  giustificare un ideale proseguimento della rivoluzione culturale di Mao che, in teoria, doveva rendere il paese più libero mentre nella pratica si è rivelata come un paio di mutande di due taglie inferiori: strette e tendenti a infilartisi nel culo. Nonostante l’evidente presenza dello stato nella vita quotidiana dei cinesi, il paese si è sviluppato tantissimo tant’è che l’altro giorno mi è capitato di assistere a questa conversazione:

 

Nonna A: Mamma mia, nipote mio quanto sei diventato bello,sei cresciuto come la Cina da l’ultima volta che ti ho visto.

 

Ma il progresso è andato di pari passo con un crescente inquinamento, talmente crescente che i Cinesi vedono nella attuale situazione di Napoli una soluzione ai loro problemi .

Se non fosse solo per l’inquinamento e la mancanza di posate ci sarebbero tanti altri motivi per cui la Cina sembra poco adatta ad ospitare un avvenimento di tale portata, tra cui un infinita serie di diritti umani negati, a seguito la lista dei diritti umani negati:

 

1)Non si può avere più di un figlio; se si partoriscono due gemelli in quel caso uno dei due viene donato al circo Togni o alle giovanili dell’Inter;

2)Si può accedere ad Internet ma non si possono visitare i siti porno,quindi l’accesso diventa praticamente inutile;

3)La libertà di culto è molto limitata, si può adorare un solo Dio solo se si è certi che anche lui abbia un debole per te.

 

E poi fra tutte questi problemi c’è sicuramente la questione del Tibet che la Cina tiene sotto il suo giogo dal 1949. Il capo spirituale e politico del Tibet è il Dalai Lama che attualmente è in esilio un po’ ovunque: dall’India a Passaparola, per spiegare al mondo le ragioni del suo popolo.

In tutto il mondo ci si sta organizzando per un boicottaggio delle Olimpiadi sebbene proprio il Dalai Lama abbia ripetutamente dichiarato di non volerlo come forma di protesta.

Io personalmente vivo tra due fuochi, da una parte adoro le olimpiadi e i miliardi di sport assolutamente privi di fascino che vedo una volta ogni 4 anni e a cui mi affeziono tantissimo, dall’altra c’è la mia spiccata tendenza ad essere un contestatore e ad appoggiare da sempre la causa dei più deboli come i Tibetani i Puffi e altre varie etnie in difficoltà.

A questo proposito ho stilato una lista di sport  boiccotabili e non, con le ovvie motivazioni:

 

Atletica Leggera: Non boicottabile Correre è da sempre virtù di chi è costretto a scappare e metafora evidente di una sfida no global contro il tempo, mi dispiace per la mancata partecipazione di Pistorius e dell’uomo da sei milioni di dollari, ma tant’è…

Baseball: Boicottabile: No dico avete mai visto per INTERO una partita di Baseball, è come un coma lungo nove inning ma senza eutanasia.

Canottaggio: Non Boicottabile à:E’ l’unico momento in cui la vita di Gian Piero Galeazzi ha un senso, io non me la sento di toglierlo, potrebbe pure mangiarmi.

Equitazione: Boicottabile à Non fraintendiamo, io adoro i cavalli, è che ogni volta che li vedo montati da un fantino penso a quanto deve essere stronzo e viziato e mi viene voglia di vederlo volare per un ostacolo, e cavalcato a sua volta dal cavallo.

Ginnastica artistica: Non Boiccotabile : Avete mai visto il culo delle ginnaste, ok,  praticamentenessuna di loro è  maggiorenne e per l’80% per cento di loro il seno è un utopia, ma vederle snodarsi in quel modo mi fa venire voglia di andare su Internet.

Judo e arti marziali: Boiccotabile : Ogni volta che lo guardo rimango sempre un po’ deluso, sarà tutti quegli anni su Karate Kid o l’aspettativa che da un momento all’altro uno dei due contendenti sprigioni uno Riuken che alla fine mi fa rimanere un po’ a metà.

Nuoto e Tuffi: Non boiccotabile à Qui c’è da fare uno distinzione, si potrebbe solo gareggiare le specialità fatte da girati, come il dorso o il tuffo carpiato, proprio per sottolineare la volontà di dare le spalle al regime cinese.

Pallanuoto, Pallavolo, Pallamano, Pallacanestro, Palla avvelenata: Boiccotabile à E basta co sta palla, mo’ ve la buco…

Tennis e tennistavolo: Non Boicottabile: Certo, se si cambiassero pure le racchette o le palline tra di loro sarebbe ancora più fico, ma non è che posso fare tutto io…

 

Io non se con questa guida il Tibet si libererà, ma io l’ho appena fatto.


postato da: galloz alle ore 12:11 | link | commenti (13)
vs
giovedì, 27 marzo 2008

Uscite a forza quattro, collage a trois,due di picche.

Ho idea che nella vita sia più facile ricordarsi la formazione dell’Inter campione d’Europa del ’65 che un compleanno, non che ciò voglia sminuire il compleanno di nessuno o esaltare un’Inter che non c’è più. È indiscutibile che se ad un momento della tua vita ci copi-incolli una musichetta giusta, il più assurdo dei ricordi diventa un epifania degna di Proust e il ricordo dei ricordi senza un sottofondo adeguato sembra una canzone della Tatangelo.

Questo mi fa credere che l’uomo in fondo e infine sia solo un Juke-box all' idrogeno come diceva Allen Ginsberg, anche se non credo intendesse questo come concetto, ma una cosa un po’ più profonda o stupida…dipende cosa stesse ascoltando all’epoca. Ora siccome vivo in missione perenne per diventare un qualcosa che non sono, credo che sarebbe doveroso intervenire e cambiare le cose.

Ma come si fa a cambiare una cosa di cui non si conosce nemmeno l’aspetto originario? Molto semplice la si reinventa di sana pianta.

Occorre quindi creare una sorta di suoneria che si attivi in automatico mentre stai vivendo una situazione e non capisci dove essa ti porterà, una sorta di allarme che ti avverta se quello che ti sta succedendo diverrà un ricordo meraviglioso o l’ennesimo episodio da raccontare seduto in un comodo divano ad una tizia che si masturba con le foto di Raffaele Morelli.

Se la mattina ti svegli e sotto la doccia canti inconsapevole “Bella Stronzadi Masini, è probabile che la sera prima hai fatto sesso con qualcuno che ami, ma quel qualcuno sei tu. Se poi, mentre ti prepari un buon caffè, nel tuo cervello va in loop “Apologize ” 9 volte su 9 significa che c’è qualcosa che non va, ed è inutile che premi all’infinito la manopola del gas quando già ti manca la scintilla.

Quando poi la mattinata è in saccoccia e sei lì che cerchi disperato un pezzo dei Soundgarden su Virgin Radio, quando lo trovi non credere che quelli che hai siano brividi, è solo l’ennesima sindrome influenzale che non ha nemmeno le palle di diventare una febbre da murarti a letto. E da lì, una giornata che sembra fatta di una routine a volte piacevole spesso deprecabile, diviene d’un tratto incontrollabile, gli angoli si fanno vivi, le rette parallele s’incontrano in un locale dal nome ”Infinito” e lì, dopo aver gridato ubriaco “attenti al Luppolo”, non puoi far altro che prendere la via di casa ed è quel uh uh mmm tu ta tu ru tu tu tu ta che fa la differenza.


postato da: galloz alle ore 16:31 | link | commenti (5)
vs
lunedì, 17 marzo 2008

Un Inferno vreddo vreddo: IL Gallo Vs Il Diavolo

Ci sono storie che valgono la pena di essere raccontate altre fanno solo pena e io normalmente racconto quelle.

                           (Quello li dai, dai, quello del grande fratello…)

 

Dovendo pagare le bollette mi sono dovuto recare alle poste.

Ovviamente davanti a me c’era una fila interminabile di pensionati in attesa di riscuotere la paghetta, casalinghe con fettine grondanti sangue e immigrati increduli di esser riusciti a compilare la domanda di permesso di soggiorno.

Noto che mancano ancora una cinquantina di numeri prima che venga il mio turno e inveisco in tutti i dialetti cinesi che conosco. Un immigrato mandarino riconosce la sua lingua madre e si mette a moccolare con me creando un coro multietnico che rivredete a X factor. Io e il Cinese ci mettiamo a parlare del più e del meno dello yin e dello yang. Mi saluta e, mentre dice che un involtino non fa primavera, mi accorgo che ha appena contraffatto il mio biglietto, mandandomi così di nuovo in fondo alla fila.

A quel punto irato abbestia e in preda ad una visione razzista del mondo inizio a sentire odore di zolfo, l’ufficio delle poste si riempie di fumo, il tabellone che indica i numeri della fila segna 666 e a quel punto capisco chi è il losco figuro in camicia verde che mi trovo davanti:

 

Borghezio: E alura caro il mio comunista, hai capito finalmente chi è il male? Chi ci ruba il lavoro, le donne e il posto alle poste?

Io: Ma lei è Mario Borghezio? L’eurodeputato della Lega, ma lei èèèèè…

Borghezio: Ma si caro il mio culattone-pro-Islam, girotondami sto cazzo ahhhhhhhhhhh, io son il diavolo. Son qui per difendere la gente dagli abusi di questi cagariso infami.

Io: Senta, io vorrei solo pagare le bollette e andarmene…

Borghezio: Tutto qua?? Non vuoi denunciare nessun albanese irregolare? Cantare Oh mia bella madunina al contrario? Toccare il culo a Miss Padania ? Va bè ma va da se che quello che Il diavolo dà Il diavolo riprende...ahhhhhh!!!!

 

Quando il fumo si dirada e l’odore di zolfo sembra essersene andato, mi ritrovo in cima alla coda pronto per pagare gas e luce. Esco stordito dalle poste, salgo in macchina e al primo incrocio trovo un lavavetri piuttosto insistente. Scendo di macchina e lo meno spezzandogli gamba e braccia fino a formare una svastica umana. Finalmente a casa trovo mia madre tutta raggiante, contenta di aver finito di preparare il suo  cous cous.

Raggiante come lei, le spiego cosa significa avercelo duro e prendendo il cous cous glielo spacco  in testa. Mi chiudo addolorato in camera e parcheggio su internet dove scopro, dopo un attenta ricerca su you porn, di essere in parte siciliano, in parte toscano e in grossa parte stronzo. Per purificarmi dal sangue  impuro corro a bagnarmi nelle acque di Pontida, in un pellegrinaggio da record, dove, dopo un rigenerante bagno nelle acque leghiste, mi ritrovo di nuovo in coda per pagare ombrellone e sdraio. All’inizio fischietto, ma quando realizzo di essere di nuovo in coda parto ad intonare una serie di madonne  in un antico dialetto senegalese. Un ragazzo di colore, di un colore piuttosto nero  mi si avvicina, prima mi mostra il suo lungo pene e poi con lo stesso membro attacca  a suonare i bonghi…ah questi bongoloidi!

Ipnotizzato dall’unico ritmo che conosce mi lascio abbindolare e mi ritrovo in fondo alla fila.  Evoco il diavolo, ma per ragioni di par-condicio mi si presenta dagli inferi Antonio di Pietro. Memore dell’infernale esperienza di prima, onde evitare avvisi di garanzia a tutti, attendo mesto mesto il mio momento, quando finalmente dopo una lunga attesa riuscirò finalmente a pagare quelle meravigliose bollette.


postato da: galloz alle ore 16:32 | link | commenti (3)
vs
lunedì, 03 marzo 2008

Faccia da Poker: Il Gallo Vs Il Bluff

Ci sono nella vita degli innegabili punti di partenza, dei momenti-luoghi –situazioni cui guardare per vedere a che punto sei arrivato.

Nel momento in cui ti guardi indietro e poi nuovamente ti devi ributtare nel “davanti” è il caso di avere una faccia pronta per la situazione, un’espressione che voglia dire allo stesso tempo, “Cazzo che viaggio ,ma anche  Non vedo l’ora di arrivare”.

Ovviamente saper bluffare è un arte nota solo a pochi, è l’abilità di far diventare problemi soluzioni o di creare falsi drammi in situazioni realmente felici.

Per meglio comprendere quello che sto cercando di dire è bene portarvi direttamente sul tavolo verde:

 

Situazione A:

Protagonisti: Gallo una ex e un panino al prosciutto

 

Ex:Mamma mia, quanto tempo!!! stai proprio bene(tris di sette), mi fa proprio piacere rivederti che mi racconti?(dai vediamo che carte hai)

Gallo:Ma tranquillo ,niente di che(coppia di Jack), esco poco e lavoro molto, e tu invece che combini? Ti vedo proprio bene com’è?i(ok giochiamo, vediamo se rilanci).

Ex:Ma non so… mi sa che mi sono finalmente innamorata, ho finalmente trovato un uomo che mi capisce(cambia due carte e pela un sette), anzi se ti va te lo presento,.

Gallo:Molto volentieri(una delle carte cambiate è un  Jack), dai chiamalo.

Panino al Prosciutto:Ciao sono Giancarlo è un piacere conoscerti, mi ha parlato un sacco di te, mi sembra di volerti già bene

Gallo: Mi fa un sacco piacere conoscerti, (l’altra carta cambiata è un 6), questo giro ve l’offro io (All in)ciao buona serata.

 

Situazione B:

Protagonisti:Gallo, un responsabile marketing ,un citofono rotto

 

Responsabile Marketing:Salve, lei è qui per il colloquio da ultradirigente pluridecorato,ha esperienza nel settore?(essendo il banco ,chiede subito di vedere le carte)

Gallo:Certo, sono stato per due anni caposcout (coppia di nove) e per  cinque  consecutivi impiegato del mese alla Caritas(coppia di 7 + un 5).

Responsabile Marketing:Uhm, mi sembra un po’ pochino per il ruolo che dovrebbe ricoprire(ok sfigato, stasera ti lascio in mutande),per quanto riguarda le esperienze extracurriculari,che mi dice?

Gallo:Mi è sembrato di sentire suonare il citofono, non ha sentito anche lei?(cambio il 5 e pelo un altro 5)

Responsabile marketing:Guardi che quel citofono è rotto da anni, va beh  la richiamiamo noi(spero tu possa coprire la puntata,demente)

 

Situazione C:

Protagonisti:Gallo, sua madre e un panino alla mortadella

 

Mia madre:Allora come va, ti sei finalmente fidanzato?(poker d’assi servito)

Gallo:Si  sono felice,finalmente  ho trovato una donna che mi completa(il solito tris di sette,)ti presento l’Aura

Panino alla mortadella:Salve signora io sono l’Aura, sono contenta di conoscerla

Mia Madre:Uhm,vabbuò , quel colloquio da ultradirigente pluridecorato com’è andato?

Gallo:Mah, credo bene(pelo un 8), purtroppo c’è stato qualche problema con un citofono, spero che non mi abbia troppo penalizzato(pelo un altro sette).

 

Esulto convinto di avere un poker di sette imbattibile,  quando mia madre scopre il suo poker d’assi, più che una faccia da poker mi ritrovo con la mia solita faccia di culo e bleffo li, sulla mutande.


postato da: galloz alle ore 13:49 | link | commenti (6)
vs
lunedì, 25 febbraio 2008

Dì qualcosa di sinistro: Il Gallo Vs L’eterno ritorno.

Io e un noto gruppo di studiosi che casualmente si ritrovava a passare la domenica pomeriggio proprio a casa mia, siamo arrivati alla conclusione che abbiamo passato gli ultimi anni in uno stato ripetitivo: ascoltando e dicendo più o meno le stesse cose.

Dopo questa conclusione siamo andati in terrazza con una bottiglia di sprite a sfidarci ad una gara di rutti. Finita la sfida in terrazza, abbiamo iniziato a riflettere sulla ripetitività della vita e sulla sua continua trasformazione in qualcosa di già visto, già detto, già fatto.

Un esempio: anni fa esisteva Madonna che è partita trasgressiva e negli anni si è ammorbidita rendendosi più digeribile anche da un pubblico che credeva che Like a Virgin parlasse dei segni zodiacali (io ero uno di questi, per sottolineare il fatto che ero già avanti col programma). Poi dalle sue costole è nata Britney Spears che, passato il periodo “I belong to Jesus”, ha iniziato a drogarsi come se ne avesse realmente bisogno e a smettere di portare le mutande (anche qui ero già precursore). Aspettiamo tutti insieme il periodo in cui verrà rivalutata ed entri a pieno titolo nel Pantheon degli Dei omosessuali. Altro esempio, prima c’era la Juve che rubava le partite e a cui fischiavano rigori anche a centrocampo. Cambiato il bianco al blu della maglietta, è iniziato il periodo dell’Inter che ruba le partite ma a malapena riesce a vincere contro il Frosinone Nord.

Questo solo per rendere più chiaro il concetto che non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Anche noi nel nostro piccolo ci ritroviamo ad affrontare in pratica le stesse sfide. Io e il noto gruppo di scienziati siamo stati, chi più chi meno anni, fuori dalla casa dei genitori, c’è chi c’è rimasto per convenienza (vedi alla voce latitanza), c’è chi è ritornato sfuggendo da creditori, spacciatori, rompigambe o donne un po’ troppo fatali.

Si discute di politica: chi rimarcando una lenta ma progressiva moderazione andando così a votare sempre più al centro nonostante i pochi parcheggi e le zone Ztl, chi  invece si è ancor più radicalizzato nel tempo e sostiene tesi sul imminente distruzione dal pianeta e mangia solo cibi caduti dagli alberi, ma senza spingerli  sennò si è squalificati.

Alcuni di noi si stanno addirittura realizzando professionalmente, e rincorrono strane teorie sul successo dei self-made-man, che come Berlusconi e quasi tutti i tossici, sostengono di essersi fatti da soli. C’è chi come me alla veneranda età di ventisette anni lavora nel weekend come “scommesso” (il commesso delle scommesse) alla Snai e non andandogli a genio praticamente nulla, non fa nulla per cambiare, che nel gergo moderno si chiama STASISTA.

In conclusione, credo che stiamo attendendo i Tartari senza renderci realmente conto che non solo sono già passati ma che a quest’ora dovrebbero essere già rientrati a casa…certo uno squillino per togliere la preoccupazione potrebbero pure farlo.


postato da: galloz alle ore 10:54 | link | commenti (7)
vs
martedì, 19 febbraio 2008

L’animale che mi porto dentro: Il Gallo Vs I documentari

Sono da sempre un appassionato di documentari, specie quelli sulla Savana e i suoi abitanti, di qualunque taglia essi siano. Subisco un fascino particolare nel vedere la calma e la lentezza con cui i coccodrilli aspettano di arraffare la preda senza neanche doverla scongelare, o come un maschio disinibito di leone si atteggia nel suo rituale d’accoppiamento, consumandolo senza pagare (no dico...neanche un mazzo di rose). L’altra sera partecipando ad una serata mondana, la nona vodka liscia mi ha interrotto le sinapsi per trenta secondi. Quando ho ritrovato la coordinazione dei movimenti il Dj mette il leit motiv  di  Superquark, prende il microfono  e con quella voce da mezza sega subsahariana descrive ogni mio gesto, proprio come in un documentario.

“Il non più giovane si allontana dal branco apparentemente in cerca di un luogo dove espletare i suoi bisogni fisiologici. Il cucciolo ormai in età adulta lancia sguardi in ogni direzione per sondare gli elementi femminili intorno a lui e raccogliere gli eventuali consensi. Questo rituale è  tipico nei maschi della sua specie  sebbene consapevoli degli scarsi risultati finora raggiunti. Si avvicina ad una femmina della sua specie creando tra lei e la giungla circostante un vuoto che presto si riempierà con il rumore di tacchi che se ne vanno. A quel punto viene fuori in lui il suo aspetto camaleontico rendendosi il più simile ai suoi simili:  parla di calcio e fica, poi quando arriva la fica parla di calcio. Verso le cinque della notte, lo spettacolo che ci troviamo davanti è dei più deprimenti e allo stesso tempo originali. Il branco, ormai allo sbando, si appoggia agli angoli vivi dell’ambiente circostante: chi balla un Walzer d’altri tempi con se stesso, chi consuma una performance alla luna con una birra chiara, chi si struscia all’ultima disperata preda chiacchierando di estinzione e chissà cos’altro per portarla nel suo antro. Mentre la mattina bussa alla porta, il nostro cucciolo d’uomo si atteggia a Pesciolino rosso nel suo stretto acquario. Sembra come voler evadere dalla sua prigione di sassolini e piante sempre uguali, perché sa che ci sono pesci rossi che son diventati delle balene una volta fuori dalla bolla”.

 

La musica riprende a volume altissimo, in maniera circospetta urlo nell’orecchio della tipa accanto a me:

 

IO: Guarda che alla fine non sono cosi disperato come dice lui

Tipa accanto a me: ”No… sono dei  Gemelli”

 

Domanda: ”Ha un nome la sindrome di chi non ha più nemmeno voglia di farsi le seghe?”


postato da: galloz alle ore 09:37 | link | commenti (4)
vs
online
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.